Il Corsaro

Melodramma in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave

Tratto da The Corsair di George Byron
Prima: Trieste, Teatro Grande, 25 ottobre 1848

Primi interpreti  Trama   Altro
Corrado, Capitano dei Corsari, Tenore
Giovanni, Corsaro, Basso
Medora, giovane amante di Corrado, Soprano
Guinara, schiava prediletta di Seid, Soprano
Seid, basciò di Corone, Baritono
Selimo, agà, Basso
Eunuco nero, Tenore
Uno schiavo, Tenore
Anselmo, Corsaro che non parla, Mimo
Cori, Comparse
Corsari, Guardie, Turchi, Schiavi, Odalische, Ancelle di Medòra

 

Primi interpreti

  • Trieste, Teatro Grande, 25 octtobre 1848
    Corrado: Gaetano Fraschini; Gulnara: Marianna Barbieri-Nini; Medora: Carolina Rapazzini; Seid: Achille De Bassini
 

Trama

  • Il corsaro greco Corrado riesce a infiltrarsi nel campo dei turchi, comandati dal pascià Seid. E' travestito e non viene riconosciuto. Però i suoi corsari attaccano il campo prima che egli abbia dato il segnale convenuto, così che il giovane Corrado viene scoperto, ferito e arrestato. E' Gulnara, concubina di Seid, che lo salva. Quando il corsaro fuggiasco, raggiunge finalmente l'isola rifugio, trova Medora, la sua fidanzata, che sta morendo di dolore; infatti era arrivata la falsa notizia della sua morte. Corrado, sconvolto, si getta in mare e scompare tra i flutti.
 

Altro

  • Quando Verdi sottoscrive il contratto con l’editore Lucca nel 1845 per un’opera da rappresentarsi in un grande teatro italiano nel 1848, non sapeva ancora che annus horribilis sarebbe stato: le cinque giornate di Milano, la cacciata degli austriaci da Venezia, Carlo Alberto di Savoia dichiara guerra all’Austria e scoppia la prima guerra d’Indipendenza. Il libretto di Francesco Maria Piave, tratto dall’originale di Byron The Corsair, era già approntato da tempo quando Verdi compone la musica durante il suo soggiorno a Parigi. Consegna la partitura nel febbraio 1848 all’editore Lucca, comunicandogli che poteva disporre di essa come meglio credeva, sia in Italia che all’estero, continuando così a dimostrare un quasi totale disinteresse per le sorti della sua "creatura". Il Corsaro viene messo in scena al Teatro Grande di Trieste solo il 25 ottobre 1848, non riporta successo e per questo continua a ispirare al suo compositore il disinteresse iniziale.


ATTO PRIMO
SCENA I: L'isola dei Corsari nell'Egeo.

Seno di mare circondato da erti scogli che nelasciano vedere l'ampiezza. Scorgesi in lontano sopra più alta rupe scoscesa una massiccia torre quadrata di architettura bisantina Tra gli scogli a sinistra veggonsi capanne e grotte rifugio de' Corsari.
Tramonto.

Corsari sparsi qua e là per la scena.

CORO: Come liberi volano i venti
Per le immense pianure de' mari,
Così corrono gli arditi corsari
Pugna e preda sull'onde a cercar.
Patria e regno n'è il fiotto spumante,
Nostro scettro la nostra bandiera:
Noi sappiamo con anima altera
I perigli, la morte affrontar.
Ch'è la vita? d'alterna fortuna
Ora scherno, or sorriso gradito;
Ch'è la morte? un riposo infinito,
Un confin tra la gioia e il dolor.
Su godiam! ne' ci caglia che il sangue
Dalla destra vittrice ne grondi,
L'allegria delle tazze confondi
L'imprecar del nocchiero che muor.




ATTO PRIMO
SCENA II

Detti e Corrado.

CORRADO:
Fero è il canto de' prodi miei consorti!
Ah sì, ben dite... guerra...
Perenne, atroce, inesorabii guerra
Contro gli uomini tutti;
Io per essi fui reo... tutti gli abborro!
Temuto da costoro ed esecrato
Infelice son io, ma vendicato!
Tutto parea sorridere
Al viver mio primiero:
L'aura, la luce, l'etere
E l'universo intero;
Ma un fato inesorabile
Ogni mio ben rapì.
Più non vedrò risorgere
Dell'innocenza il dì.



ATTO PRIMO
SCENA III

Detti e Giovanni.

GIOVANNI:
Della brezza col favore
Sopra celere naviglio
Manda il greco esploratore
Un fidato messaggiero...
(Consegna a Corrado una lettera)
Leggi e svelaci il mistero
Che il tuo labbro a noi copri.

CORRADO (dopo aver letto):
Pronti
siate a seguitarmi...
Gianni, a me tu appresti l'anni...
Risalpiam!... Trascorsa un'ora,
Tuoni il bronzo... In questa sera
Io comando alla bandiera.

TUTTI:
Dici il ver? Tu stesso?...

CORRADO:Sì...
Sì: de' Corsari il fulmine
Vibrar disegno io stesso,
Dal braccio nostro oppresso
Il Musulman cadrà.

TUTTI:
Teco riuniti intrepidi
Cadrem sull'empia Luna;
Qual possa in noi s'aduna
Il vile apprenderà!
(Il Coro si disperde, e Corrado s'avvia alla torre)


ATTO PRIMO
SCENA IV

Stanze di Medora nella vecchia torre, con verone verso il mare.

Medora

MEDORA (sola):
Egli non riede ancora!
Oh come lunghe, eterne,
Quando lungi è da me, l'ore mi sono!
(Prende l'arpa)
Arpa che or muta giaci,
Vieni, ed i miei sospiri
Seconda sì, che più veloce giunga
Il flebile lamento
Al cor del mio fedel, sull'ali al vento.
(Siede e s 'accompagna)
Non so le tetre immagini
Fugar del mio pensiero,
Sempre dannata a gemere
All'ombra d'un mistero:
E se di speme un pallido
Raggio su me traluce,
E passeggiera luce
Di lampo ingannator.
Meglio è morir! Se l'anima
Se 'n voli in seno a Dio;
Se il mio Corrado a piangere
Verrà sul cener mio:
Premio una cara lagrima
Chieggo all'amor soltanto,
Virtù non vieta il pianto
Per chi moria d'amor.


ATTO PRIMO
SCENA V

Medora e Corrado.

CORRADO (che avrà udite le ultime parole di Medora):
È pur mesto, o Medora, il canto tuo

MEDORA:
Quando lungi è Corrado
esser può lieto?
Perché fuggir l'amore?

CORRADO:
Eppur su questa terra
Se togli l'amor tuo, nulla mi resta...
Quasi non oso più sperar ne' cieli...

MEDORA:
Ah mio Corrado, taci!...

CORRADO:
Tutto il passato è pegno
A te dell'avvenire...
o, l'amor nostro non morrà... Medora!
Ho d'uopo ancor del tuo coraggio...

MEDORA:
Oh cielo...
CORRADO:
Un dovere a compir... senza periglio...

MEDORA:
Non partirai! ti tratterrà l'amore!...

CORRADO:
Pur ti consola!... il deggio!...

MEDORA:
Oh me infelice!... me 'l predisse il core!...
No, tu non sai comprendere
L'ambascia del mio core,
Quando le notti io vigilo
Fra speme e fra timore.
Ogni rombar di vento
Parmi un feral lamento
Che ti rimpianga, ahi misero,
Preda d'irato mar!...

CORRADO:
Oh così tetre immagini
Dal tuo pensier discaccia,
Th mi vedrai dai vortici
Tornar fra le tue braccia,
E tergere quel ciglio
Mesto del mio periglio,
E le tue pene in subita
Gioja, amor mio, cangiar.
Ma l'ora avanza celere...

MEDORA:
Dove, perché te 'n vai?...

CORRADO:
Un dì forse il saprai.

MEDORA:
Deh non lasciarmi!...

CORRADO:
No!...
Medora, il deggio!

MEDORA:
Ascoltami.

(S'ode un colpo di cannone)

CORRADO:
Senti?... già dato è il segno.

MEDORA:
Pietà delle mie lagrime.

CORRADO:
Pronto a salpare è il legno.

MEDORA:
Oh mio dolor!

CORRADO:
M'attendono!...
Ti calma, io tornerò!

MEDORA:
Tornerai, ma forse spenta
Pria cadrà quest'infelice,
Voce infausta al cor mi dice
Che mai più ti rivedrò!...
Deh riman se in petto hai còre,
O di duolo io morirò.

CORRADO:
Vano è il duol che ti tormenta,
Credi a me, sarai felice,
Voce arcana mi predice
Che fra poco tornerò.
E in letizia il tuo dolore
Tramutarsi alfin vedrò.

CORO:
Deh Corrado! Vien, t'affretta...
L'indugiar perder ne può.

(Il cannone tuona la seconda volta)

CORRADO:
Varcata è l'ora... Addio!...
(Fugge)

MEDORA:
Ah non partir! Gran Dio!
(Sviene)


ATTO SECONDO
SCENA I

Stanza deliziosa nell'Harem di Seid. Odalische tenenti veli trapunti e gemme che presentano a Gulnara.

CORO:
Oh qual perenne - gaudio t'aspetta?
Tu prima gioja - sei del Bascià.
Vieni, Guinara, - vieni, o diletta,
Per te sol brilla - qui voluttà.
Di vesti seriche - di ricche gemme
Cingi ed adorna - la tua beltà.
Th sei la stella - di quest'Haremme,
Uri più vaga - il ciel non ha.

GULNARA:
Né sulla terra creatura alcuna
Di me più sventurata!
(M'ama Seid!... io l'odio!...
O vile musulmano, tu non conosci,
Tu non comprendi ancora
Qual alma io chiudo in petto!
Per gemme ed oro non ne avrai l'affetto.
Vola talor dal carcere
Libero il pensiero mio
Al sospirato e limpido
Aere del ciel natìo:
Ivi rapita l'anima
Scorda le sue catene,
Oblìa le antiche pene,
Spazia in un ciel d'amor:
Ma di Seid nel talamo
Fugge il mio dolce error!)




ATTO SECONDO
SCENA II

Dette ed un Eunuco nero.

EUNUCO:
Seide celebra - con gioia e festa
Una vittoria - che egli otterrà.
Vieni, a goderne - tu pur t'appresta,
Te spettatrice - vuole il Bascià.

GULNARA:
Verrò... voi pure - con me verrete.
(Alle Odalische)
Al suo comando - s'ubbidirà.
(All'Eunuco che parte:)
Ah conforto è sol la speme
Per quest'anima smarrita:
Il sentier della mia vita
Non fia sempre di dolor:
Forse il cielo alfin commosso
A pietà del pianto mio
Darà fine a quel desio,
Che m'infiamma e strugge il cor.

CORO:
Del Bascià tu sei desio,
Tu regina del suo cor.




ATTO SECONDO
SCENA III

Magnifico chiosco in riva al porto di Corone, che vedrassi occupato dal navile musulmano illuminato e messo a festa. A sinistra dello spettatore vedrassi parte del serraglio pure splendente di faci. Alla destra avvi una tenda con sotto le mense apprestate.

Soldati e Duci musulmani.

CORO:
Sol grida di festa
Echeggino intorno,
Più chiara del giorno
La notte sarà.
Mostriamci e l'infesta
Ciurmaglia cadrà.
Tremate, o corsari!
Su voi fulminando
L'invitto suo brando
Seid graverà.
Al traffico i mari
Securi farà.



ATTO SECONDO
SCENA IV

Detti e Seid che entra seguito da Selimo ed altri guerrieri. Tutti si prostrano.

SEID:
O prodi miei, sorgete,
Gioia v'àllegri i cuori
Mentr'io preparo a voi vittoria e allori.
Squillin le trombe intanto,
E ad Allah vincitor s'intuoni il canto.
Salve, Allah!... tutta quanta la terra
Del suo nome possente risuoni:
Del Profeta ai credenti campioni
Ei la spada invincibil farà.

TUTTI:
Santo in pace, terribile in guerra
Per gli Osmani è il gran nome di Allah!

SEID:
Salve, Allah!... s'ei corruga il suo ciglio
Bujo e pianto è l'attonito mondo;
Se sereno è il suo sguardo e giocondo
Il creato è sorriso e beltà.

TUTTI:
Per gli Osmani guerrieri periglio,
Se in suo nome combatton, non v'ha.




ATTO SECONDO
SCENA V

Detti ed uno Schiavo.

SCHIAVO:
Giunge un Dervis fuggito alle catene
De' rei corsari, e favellarti implora.

SEID:
Fa che egli venga...




ATTO SECONDO
SCENA VI

Detti e Corrado sotto le spoglie d'un Dervis introdotto dallo Schiavo.

SEID:
Onde, o Dervis?

DERVIS:
Dei perfidi
Fuggii pur or l'artiglio.

SEID:
E dove preso, e quando?

DERVIS:
Tre lune, or sono, varcando
Su musulman naviglio.

SEID:
Chi t'ha salvato?

DERVIS:
Un umile
Pietoso pescator.
A te ne vengo or supplice...
Proteggimi, signor.

SEID:
Di': que' ribaldi fremono,
Paventon l'ira mia?
Restar, fuggirsi pensano,
Di scampo han qualche via?
San essi qual vendetta
Terribile gli aspetta?
San che macerie e polvere
De' covi lor farò?...

DERVIS:
Io non vedea che il carcere,
Che la catena mia;
Dell'onde solo il fremito
L'orecchio mi feria.
Pur me ne son fuggito:
Mal vi si guarda il lito.
Che la tua possa irridano
Dubbio, o signor, non ho.
(Va per partire)

SEID:
Resta ancora.

DERVIS:
Signore...
SEID:
Lo voglio!
I miei cenni ripeter non soglio.
(Un abbagliante chiarore illumina la scena)
Ma qual vivo spiendor si diffonde?
Arde il cielo, di fuoco son l'onde!

DERVIS: (O miei prodi!)
(Con: gioja: mentre tutti confusamente vanno alla spiaggia, scoppia un brulotto. Il fuoco s'appicca alle navi, indi al serraglio)

TUTTI:
Traditi noi siamo;
Preda al fuoco già sono le navi.

SEID:
A me l'armi...

TUTTI:
Il periglio affrontiamo.
(Il Dervis non può celare la gioia)

SEID:
Empio Dervis, tai nuove recavi?
Ch'ei sia preso... costrui ci tradia,
Tosto in brani ridotto egli sia!

DERVIS (gettando il cappuccio e la veste, apparisce armato d'elmo e di maglia. Dà fiato ad un corno, ed impugnando la spada esclama):
Su coraggio, miei prodi, avanzate...
(I Turchi sono messi infuga dai Corsari che irrompono dal fondo della scena)
Gl'infedeli abbattete, fugate.




ATTO SECONDO
SCENA VII

VOCI DAL SERRAGLIO:
Chi ne aita...soccorso!

CORRADO:
Voliamo,
Alle imbelli salvezza portiamo.
Morte all'uomo: lui solo s'uccida.
Coraggiosi! io vi sono di guida.
(Si precipita coi suoi alla volta del serraglio)




ATTO SECONDO
SCENA VIII

Corrado entra precipitosamente tenendo fra le braccia Gulnara: i Corsari lo seguono seco traendo le Odalische

Corrado, Gulnara, Giovanni, Anselmo, Corsari, Odalische.

GULNARA:
Ah pietade! pietà!

CORRADO:
Non temete,
Rispettate, redente sarete.

CORO INTERNO:
Il Allah! Il Allah!

CORO (ai suoi):
Su coraggio,
Uno sforzo, e n'è schiuso il passaggio.
(I Corsari obbediscono)




ATTO SECONDO
SCENA IX

Detti e Mussulmani che irrompono capitanati da Seid.

CORO:
Il Allah! Il Allah!... Morte, morte...

CORRADO:
O dispetto!... m'atterra la sorte!!
(Anselmo e parte de' Corsari fuggono, gli altri sono circondati e vinti. Lo stesso Corrado sopraffatto dal numero è costretto a cedere)

SEID: Si risparmi quell'uom.
(Corrado si alza)
Prode invero
Rapitore di donne sei tu!
Ch'io t'ammiri! Fu grande il pensiero,
Ma fortuna contraria ti fu.

CORRADO:
Chiudi il labbro superbo: m'aspetto
Non parole, sol morte da te.

SEID:
Audace cotanto - mostrarti pursai?
Vedremo, superbo, - vedrem se potrai
Nell'ora suprema - la sorte tua estrema
Con ciglio securo - mirare, incontrar.

CORRADO:
Pei vili tuoi pari -tremenda è la morte,
Ma chiusa è al terrore - quest'anima forte.
Vedrai se il tormento - mi strappa un lamento
Quel gaudio infernale - non devi gustar.

GULNARA:
(È demone o nume -l'ignoto corsaro?
Quel fiero sembiante - mi sembra pur caro!
M'accende nel core - tal fiamma d'amore
Qual mai non vi seppe - Seide destar)

GIOVANNI:
(Che giova l'ardire - nel petto del forte,
Se a lui non sorride - propizia la sorte?
Ha troppo sfidato - Corrado il suo fato,
Ed or la cervice - vi debbe piegar)

CORO:
Vittoria, vittoria: - l'impresa è compiuta!
Recisa è la testa - dell'idre temuta:
Distrutti i Corsari - sui liberi mari
Potremmo le vele - securi spiegar.

ODALISCHE:
(Pietà chi non sente - del prode, del forte?
Ah troppo nemica - gli volge la sorte:
Tra il sangue e l'incendio - la vita e l'onore
Sprezzando i perigli - ne volle salvar!.)




ATTO SECONDO
SCENA X

Detti e Selimo seguito dai soldati turchi che trascinano parte dei Corsari in catene.

SELIMO:
Signor, trafitti giaciono
Gran parte di costoro,
Schiavi son questi: fuggono
Gli altri alle grotte loro.
Se tu lo vuoi, raggiungerli
Potrem...

SEID:
Sarebbe vano!
Costui mi cadde in mano,
Di più bramar non so.
(Corrado fa un atto sdegnoso)
Ancor minacci, o perfido?

CORRADO:
Perfido a me? Tu il sei...
Potessi un brando stringere,
Tremar ben ti farei:
E vile, abbietto, e despota
Fare agli inermi insulto.

SEID:
Morrai.

CORRADO:
Ma non inulto.

SEID:
Nuovi supplizi, orribili,
Mal noti all'uomo e al demone
Immaginar saprò.

SEID E CORO:
Sì, morrai di morte atroce,
Lenta, infame, orrenda morte:
Vo' che metta la tua sorte
Lo Spavento in ogni età.
Non un.braccio od una voce
Per quest'empio s'alzerà.

GULNARA E ODALISCHE:
Deh, signor, deh ti rammenta
Che quest'uomo vincitore
N'ha salvato e vita e onore,
Il dannarlo è crudeltà.
Ah non fia del tutto spenta
Per costui la tua pietà.

CORRADO E GIOVANNI:
Siam sconfitti; la vittoria
Non vi renda or troppo alteri,
Meno splendida la gloria
Nell'orgoglio si farà...
Siamo inermi e prigionieri...
Insultarci è gran viltà.


ATTO TERZO
SCENA I:Stanza di Seid

Seid

SEID (solo siede pensoso):
Il fier corsaro alfine è mio prigione!
Arsa da lui mia reggia, in questa rocca
Col vinto alberga il vincitor! - Audace!
(Sorge impetuoso)
Fin la Gulnara mia
Tentò rapirmi!... ed ella... oh gelosia!...
Serpe feroce che dagli occhi avventi
Freddo tosco nel core!
O quali orribili ore
Tu prepari a colui che dubbia ed ama,
Che Sospetta ed adora!... Oh va! ti scosta,
Tormentoso Sospetto,
Né m'agitar colle tue furie il petto!
Cento leggiadre vergini
Da me chiedeano amore:
Io le sprezzai, ché palpiti
Sol per Gulnara il core.
Ma se l'amor che m'agita
Cercasse ora tradir?...
Dammi, o vendetta, i fulmini
Per l'empia incenerir.
Ma pria togliam dall'anima
Tale incertezza amara.
Olà.




ATTO TERZO
SCENA II

Detto e Selimo.

SELIMO:
Signore?

SEID:
Ascoltami.
Qui tosto a me Gulnara...
L'ultimo sole al perfido
Diman risplenderà.
Ch'ei pera fra gli spasimi...
Udisti?...

SELIMO:
Intesi!....

SEID:
Or va!...
Eccola!... fingasi.




ATTO TERZO
SCENA III

Seid solo.

SEID:
S'avvicina il tuo momento,
Fiera sete di vendetta,
Già pensando al suo tormento
M'incomincio a vendicar.
E Gulnara!... Se l'inganno
In quell'anima s'alletta
Dee, lo giuro, il suo tiranno
Nell'amante ritrovar.
Eccola!... fingasi.




ATTO TERZO
SCENA IV

Gulnara e detto.

SEID:
Vieni, Gulnara!

GULNARA
(Quest'è l'istante)

SEID:
Vieni, mia cara!
Mio primo ed ultimo - dolce pensiero.

GULNARA:
Vincesti?

SEID:
Vinsi: - mio prigioniero
Fatto è Corrado - Nel dì vegnente
Morrà.

GULNARA:
Gli è giusto. - Pur se vivente
Tu lo serbassi? - Qual alta inchiesta
Far non potresti - per la sua testa?...

SEID:
Nol farei franco - per quante gemme
Del mio Sultano - chiude l'Haremme.

GULNARA: Franco non dico, - lascialo vivo
Meglio ti frutta - se l'hai captivo.

SEID:
Del mio nemico - dunque sì cara
È a te la vita?.. Bella Gulnara.
Ad ardua, credimi, - opra t'accingi;
Invan mi preghi, - invan tu fingi...
Empia tu l'ami -

GULNARA:
Signor, che ascolto!

SEID:
La colpa orribile - ti leggo in volto,

GULNARA:
Ingrato!

SEID:
Scostati! col tuo rossore
L'onta è palese - del vil tuo core:
Ma bada, o perfida, - al mio consiglio,
Non è il corsaro - solo in periglio!
Una parola - e fia l'estrema
GULNARA:
(Come salvarlo?)

SEID:
Pensaci e trema!
Sia l'istante maledetto
Che dal foco ei ti campava,
Non più sposa, abbietta schiava
Tu sarai del tuo signor...
Trema iniqua! tu non sai
Qual t'aspetta orrenda sorte,
Tu non sai che sta la morte
Nel sospetto del mio cor.

GULNARA:
(Ei minaccia, e non conosce
Quanto possa un'alma offesa,
Ei non sa qual furia accesa
V'han qui dentro ira ed amor.
Guai, tiranno, s'io rammento
Che l'onor m'hai tu macchiato,
Che mi desti, o scellerato,
All'infamia ed al dolor..)



ATTO TERZO
SCENA V

Interno d'una torre. Di fronte una porta chiusa che mette al mare: presso ad essa un balcone con grosse inferriate. A sinistra dello spettatore porta con cancello che guida alle gallerie superiori del Serraglio. Da un lato é un duro giaciglio. Corrado carico di catene alteramente passeggia.

CORRADO:
Eccomi prigioniero!
Ambiziosi sogni miei svaniste!
In forse è l'onor mio, più ancor la vita!...
Infelice Medora!
Quanto di lei mi duol! il fero annunzio
L'ucciderà... pur se una spada avessi
Se questi ferri... ahimè..., vane lusinghe!
Al mio stanco cadavere un istante
Di riposo s'accordi;
E faccia il sonno l'ore
Men lente all'uom che muore!

(Si getta sul giaciglio e s'addormenta)


ATTO TERZO
SCENA VI

Detto e Gulnara che cautamente aperto il cancello s'avanza vestita di bianco tenendo in mano una lampada. Apprestatasi a Corrado amorosamente lo contempla.

GULNARA:
Ei dorme?... eppur nel pianto
Veglian molti per lui. Qual possa arcana
Sì caro a me lo rende... io della vita
Debitrice gli son... ma... già si desta...

CORRADO:
Sei tu mortale, o spirto?

GULNARA:
Colei più non ravvisi
Che dal foco salvasti?... a te ne vengo...

CORRADO:
A che?

GULNARA:
L'ignoro anch'io: ma tua nemica
Certo non son.

CORRADO:
Nol sei?-

GULNARA:
Ti rassicura.

CORRADO:
Allor la morte mi sarà
men dura!

GULNARA:
Seid la vuole: inutili
I prieghi miei ti furo.

CORRADO:
Per me pregasti?

GULNARA:
Libero
Pur tu ne andrai: lo giuro!

CORRADO:
Chi mi trarrà dal carcere?

GULNARA:
Del braccio mio l'ajuto.

CORRADO:
No, se non valsi a vincere
Saprò morir. Rifiuto...
Solo un pensier mi lacera...

GULNARA: Di chi?

CORRADO:
D'un'alma afflitta...

GULNARA:
Dunque ami tu? (me misera!)

CORRADO:
Or sola e derelitta!

GULNARA:
Ami tu dunque?

CORRADO:
Un angelo!

GULNARA:
Quanto l'invidio!

CORRADO:
E caro
Non t'è Seid?
GULNARA:
Quel barbaro?
Schiava son io, corsaro!...
Ed il mio core un palpito
Per esso aver potria?
A foco così ignobile
Non arde l'alma mia.
Ma che dicea? Sia l'unico
Pensier de' giorni tuoi
Che ora mi prenda. Infrangere
Voglio i tuoi ceppi.

CORRADO:
E il puoi?

GULNARA:
Sì, tutto io posso seguimi!

CORRADO:
Seguirti, e questi ferri?

GULNARA:
Cadran; da me fur comperi
Servi, soldati e sgherri...

CORRADO:
Donna!

GULNARA:
Diffidi? un agile
Navil ci attende al lito:
Già tutto è presto: seguimi
Prima il cammin t'addito.
Seid che su te vigila
Giace or nel sonno: tieni,
Questo è un pugnal... la vittima
Mai più si desti! ah vieni!...

CORRADO:
Cessa, o Gulnara, lasciami,
Il tuo pregare è vano...
Giammai saprò d'un perfido
Pugnale armar la mano;

GULNARA:
Ti muova il mio periglio,
Se non il tuo, spietato!
Vieni, t'arrendi...

CORRADO:
Ah lasciami
Al mio destino!

GULNARA:
Ingrato!
Non sai tu che sulla testa
Già ne freme la tempesta?
Che il tuo palco e la mia scure
Può l'aurora illuminar?
Ah fuggiàm da queste mura,
N'apra scampo il vasto mar.

CORRADO:
No, mi lascia alla mia sorte,
Fissa in cielo è questa morte.
Il destino a me fa guerra,
Dio m'impresse il Suo suggel;
Maledetto io son in terra,
La mia speme è solo in ciel!

GULNARA:
Di seguirmi tu dunque disdegni?

CORRADO:
Io disdegno...

GULNARA:
Terror d'un pugnale
Provi tu, masnadiero, corsale?
(Risoluta)
Un imbelle a vibrarlo t'insegni!
(Fugge rapidamente pel cancello brandendo colla massima esaltazione il pugnale)

CORRADO:
Ah! che fai?


ATTO TERZO
SCENA VII

Corrado solo.Il tuono romoreggia: scoppia il fulmine.

CORRADO:
Sul mio capo discenda,
Fero Iddio, la tua folgore orrenda
Tronca alfin questa misera vita!
(Cessa il tuono e il cielo va poco a poco rasserenandosi)
Ah ch'io vivo!




ATTO TERZO
SCENA VIII

Gulnara entra volgendo lo sguardo inorridita dietro di sé; cammina vacillando e cade.Sottovoce dice a Corrado:

GULNARA:
Già l'opera è finita;
Per destarsi egli stava... e mori!

CORRADO:
Tu?... Gulnara, omicida!...

GULNARA:
Ei perì.
(Sorge e appressandosi a Corrado dice piangendo:)
La terra, il ciel m'aborrino,
Tu sol, tu sol nol dêi.
Per amor tuo colpevole,
Caro stranier, mi fei.
Fuggiam: d'un ferreo vincolo
Mi stringe teco il fato,
Senza speranza amato,
Ma salvo almen t'avrò.

CORRADO:
Or più di me sei misera,
E sol per me lo sei,
Perché volesti accrescere
Donna, i rimorsi miei?
Troppo è con noi terribile,
Troppo crudele il fato:
Se amarti non m'è dato
Salvarti almen saprò.

(Fuggono per la porta che mette al mare)




ATTO TERZO
SCENA IX

Spiaggia del mare come nell'atto primo. Si vedrà una nave ancorata.

Corsari, Medora ed Ancelle.

MEDORA:
Voi tacete..., io non oso
Interrogarvi... eppur vorrei... lo sposo...
Silenzio!... ahimè!... so tutto.
Il mio Corrado non è più.... (Fra poco
Con lui sarò... già nel mio seno è morte!...
Scendo contenta dell'età sul fiore
Nella tomba che schiuse a me l'amore)

ANCELLE:
Non disperar, Medora!...

I. PARTE DEL CORO:
Olà! una vela.

II. PARTE DEL CORO:
Amica od inimica?...

I. PARTE DEL CORO:
Un segno han fatto...
Ed un secondo.

II. PARTE DEL CORO:
È d'amistà?... chi fia?...

TUTTI:
Oh gioja! è lui!... Corrado, egli è Corrado!...

MEDORA:
È lui! che feci?... Il suol mi manca... io cado!...




ATTO TERZO
SCENA ULTIMA

Detti, Corrado e Gulnara con alcuni Corsari.

CORRADO E MEDORA (abbracciandosi):
Ah quest'amplesso è balsamo
Sul lungo mio dolor!

GULNARA:
Respira alfin qui libero,
O misero mio cor!

ANCELLE: Ah! brilla per quell'anima
Di gioja un lampo ancor!

CORSARI:
Con te pugnare e vincere
Ne Sarà dato ancor!

MEDORA:
Or contenta morrò!

CORRADO:
Che di' tu mai?

MEDORA:
Mi contempla!

CORRADO:
Gran Dio!

MEDORA:
Ma qual donna piangente
qui vegg'io!...

CORRADO:
Per me infelice - vedi costei;
Rischiò suoi giorni - pe' giorni miei.
Fu di Seide - la favorita;
Ardea l'haremme, - salvai sua vita.
Grata e pietosa - le mie ritorte
Infranse, e tolsemi - da orrenda morte;
Fuggimmo insieme. -

CORO:
Oh

MEDORA: Grazie ti rendo - bella pietosa.

GULNARA:
Grazie non curo - non merto omaggio;
Troppo colpevole - fu il mio coraggio!
I miei rimorsi - non vo' svelare;
Ti farei fremere - raccapricciare.
Saper ti basti - che sul mio core
Più che pietade - poté l'amore.

MEDORA:
L'ami? che ascolto! -

GULNARA:
Ah sì! l'adoro,
Ma invano.

MEDORA:
È vero? - Corrado, io moro!

CORRADO:
Che festi, o misera?...

MEDORA:
Io ti credea...
Già spento, e vivere - più non potea
Perdono...

CORRADO:
Or apriti - terra! e m' avrai.

TUTTI:
Frenar le lagrime - chi puote ornai?

MEDORA:
O mio Corrado, appressati:
Mi sia conforto almeno
Sopra l'amato seno
Quest'anima esalar.
Del giorno i rai s'oscurano...
Più non... ti veggo... addio...
In cielo... innanzi... a Dio...
Volo... per te... a... pregar!...

CORRADO:
Ah se tu muori inospita
Landa mi fia la terra,
Del mio destin la guerra
Più non saprei durar!
O mia diletta, guardami!
L'amante tuo son io...
Se a te serbommi un Dio
Perché mi vuoi lasciar?



GULNARA:
Cara, innocente vittima
D'un infelice amore,
Vivrai del nostro core
Nel mesto palpitàr.
Reca nel ciel le lagrime
Del pentimento mio,
Pietà, perdon da Dio
Tu mi saprai pregar!

CORO:
Ah troppo di quell'anima
Fu lungo il dolorar.

(Medora muore nelle braccia di Corrado)

CORRADO:
Spenta è Medora!!!...i vortici
M'inghiottino del mar.

(Si slancia in mare)

CORO:
Che fai? Corrado!... Ah corrasi
Quel misero a salvar!

(Partono frettolosi: le Ancelle portano via la salma di Medora. Gulnara cade)

FINE

 


Omaggio a Verdi nel 100° anniversario della scomparsa

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