Luisa Miller

Melodramma tragico in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Salvatore Cammarano

Tratto dalla tragedia Kabala und Liebe di Friedrich Schiller
Prima: Napoli, Teatro San Carlo, 8 dicembre 1849


Primi interpreti  Trama   Altro

Il Conte di Walter, Basso
Rodolfo, suo figlio, Tenore
Federica, Duchessa d'Ostheim, nipote di Walter, Mezzo-Soprano
Wurm, Castellano di Walter, Basso
Miller, vecchio soldato in ritiro, Baritono
Luisa, sua figlia, Soprano
Laura, contadina, Mezzo-Soprano
Un contadino, Tenore
Damigelle di Federica, Paggi, Famigliari, Arcieri, Abitanti del villaggio.


L'avvenimento ha luogo nel Tirolo, nella prima metà del secolo XVII.

 

Primi interpreti

  • Napoli, Teatro San Carlo, 8 dicembre 1849
    Luisa Miller: Marietta Gazzaniga; Rodolfo: Settimio Malvezzi; Miller: Achille De Bassini; Count Walter: Antonio Selva; Federica: Teresa Salandri; Wurm: Marco Arati
 

Trama

  • Atto I. Nel Tirolo, prima metà del secolo XVII. Luisa Miller ama Rodolfo ed è da lui riamata. Il giovane è figlio del conte di Walter, che ha combinato per lui un altro matrimonio. Rodolfo non intende però abbandonare Luisa e giunge a ricattare il padre: se non potrà coronare il suo sogno d'amore, lo denuncerà di avere assassinato un cugino per strappargli il titolo e le terre.
  • Atto II. Miller, padre di Luisa, è stato arrestato per essersi opposto alle ingiustizie del conte. Potrebbe essere ucciso, se il castellano Wurm, innamorato di Luisa, non barattasse la sua vita con una lettera, in cui la ragazza afferma di non amare affatto Rodolfo, ma di corteggiarlo e accettarne gli amori soltanto per ambizione. Il castellano riesce quindi a far recapitare la lettera al giovane che, sconvolto sta per accettare le nozze volute dal padre.
  • Atto III. Luisa, che ha sacrificato il suo amore per salvare la vita al padre, non intende più vivere. Si accinge a scrivere un testamento, in cui rivelerà come si sono effettivamente svolti i fatti. Miller riesce a impedirle di uccidersi. Anzi, la convince a partire con lui. Mentre si preparano al viaggio, arriva Rodolfo: vuole sapere da Luisa se la lettera che ha intercettato è vera. La giovane, che per salvare il padre ha giurato di non sconfessare in alcun modo il castellano Wurm, annuisce. Non visto, Rodolfo mette del veleno in due bicchieri e beve, con Luisa.
    La giovane, finalmente, si decide a dire la verità. Ma è troppo tardi. Il veleno sta cominciando a fare il suo effetto. Rodolfo maledice il padre, uccide il perfido Wurm, ma è destinato a morire insieme alla sua fedele Luisa.
 

Altro

  • La collaborazione tra Verdi e il Teatro San Carlo di Napoli subisce un duro colpo con la decisione del Maestro di cedere La battaglia di Legnano al Teatro Argentina di Roma. A causa del tentato annullamento del contratto, Salvatore Cammarano viene addirittura minacciato di essere recluso in prigione, così che Verdi concepisce l’idea di un’altra opera che possa sostituire La battaglia di Legnano. La prima scelta cade su un dramma storico intriso di patriottismo come l’Assedio di Firenze, ma poiché a Napoli la censura non avrebbe mai accettato un argomento simile, quella definitiva è per il dramma intimistico e borghese dell’amato Friedrich Schiller, dal titolo Kabala und Liebe. Verdi compone la musica viaggiando tra Parigi, Busseto, Roma e Napoli dove l’opera va in scena con il titolo di Luisa Miller l’8 dicembre del 1849.


ATTO PRIMO
Scena I

Ameno villaggio. Da un lato la modesta casa di Miller, dall'altro, rustico tempietto: in lontananza, ed a traverso degli alberi, le cime del castello di Walter.
Un'alba limpidissima di primavera è sull'orizzonte: gli abitanti del villaggio si adunano per festeggiare il dì natalizio di Luisa. Laura è fra dessi.

LAURA, CONTADINI:
Ti desta, Luisa, regina de' cori;
i monti già lambe un riso di luce:
d'un giorno sì lieto insiem con gli albori
qui dolce amistade a te ne conduce:
leggiadra è quest'alba sorgente in aprile,
ma come il tuo viso, leggiadra no, non è:
è pura, soave quest'aura gentile,
pur meno è soave, men pura è di te.



ATTO PRIMO
Scena II

Luisa, Miller e Detti

MILLER:
Ecco mia figlia.

LUISA:
O care amiche!

CONTADINI:
Il cielo a te sia fausto.

LAURA:
In breve
ad invocarlo andrem uniti al tempio.

MILLER:
Il vostro affetto dal mio ciglio esprime
pianto di tenerezza...
Al cor paterno è sacro
il dì che spunta....esso mi die' Luisa!

LUISA:
(Né giunge ancor!
Da lui divisa non v'ha gioia per me!)

MILLER:
Figlia, ed amore, appena desto in te,
sì vive fiamme già spande!
Oh! mal non sia contanto amor locato!
Del novello signor qui giunto nella Corte
ignoto a tutti è questo Carlo.
Io temo!

LUISA:
Non temer:
più nobil spirto,
alma più calda
di virtù non mai vestì spoglia mortal.
M'amò, l'amai.
Lo vidi, e 'l primo palpito
il cor sentì d'amore;
mi vide appena, e il core
balzò del mio fedel.
Quaggiù si riconobbero
nostr'alme in rincontrarsi
formate per amarsi
Iddio le avea in ciel!

LAURA, CONTADINI:
(presentandole tutti, prima le donne, poi gli uomini, un mazzettino di fiori)
Luisa, un pegno ingenuo
dell'amistade accetra.

LUISA:
Grata è quest'alma,
o tenere compagne!
(scorgendo un giovane cacciatore, che anch'esso fra gli altri le porge i suoi fiori)
Ah!



ATTO PRIMO
Scena III

Rodolfo e Detti

RODOLFO:
Mia diletta!

MILLER: (turbato, tra sé)
Desso!

RODOLFO:
Buon padre!

LUISA:
Abbraccialo,
t'ama qual figlio.

RODOLFO: (salutando i contadini)
Amici . . .
(a Luisa)
Sei paga?

LUISA:
Di letizia colma son io!

LAURA, CONTADINI:
Felici appieno vi rende amore.

LUISA, RODOLFO:
Appien felici? È vero!
A te dappresso il cuore
non vive che al piacer.
T'amo d'amor ch'esprimere
mal tenterebbe il detto!
Il gel di morte spegnere
non può sì ardente affetto;
ha i nostri cori un Dio
di nodo eterno avvinti,
e sulla terra estinti
noi ci ameremo in ciel!

MILLER:
(Non so qual voce infausta
entro il mio cor favella . . .
Misero me, se vittima
d'un seduttor foss'ella!
Ah! non voler, buon Dio,
che a tal destin soccomba . . .
mi schiuderia la tomba
affanno sì crudel!)

LAURA, CONTADINI
Un'alma, un sol desio
ad ambo avvia il petto!
Mai non ssi vide affetto
più ardente, più fedel!
(Odesi la sacra squilla)

TUTTI:
Udiste? I bronzi squillano;
andiam, ne invita il ciel.

(Da questo momento tutti abbandonano la scena cantando, ed entrano a poco a poco nella chiesa, ad eccezione di Miller)



ATTO PRIMO
Scena IV

Wurm e Detti

(Entra Wurm)

WURM:
Ferma ed ascolta.

MILLER:
Wurm!

WURM:
Io tutto udìa!
Furor di gelosia m'arde nel petto!
Amo tua figlia,
eppure, un anno volge,
io la sua man ti chiesi;
non dissentisti,
ed or che più fortuna
a me spira seconda,
or che il novello signor
più che l'estinto
m'è largo di favor,
tu la promessa
calpesti, ed osi!

MILLER:
Ah! cessa!
Il mio paterno assenso promisi,
ove la figlia t'avesse amato.

WURM:
E non potevi forse
alle richieste nozze astringerla?
Non hai dritto sovr'essa tu?

MILLER:
Che dici mai?
Sacra la scelta è d'un consorte,
esser appieno libera deve;
nodo che sciorre sol può la morte
mal dalla forza legge riceve.
Non son tiranno, padre son io,
non si comanda de' figli al cor.
In terra un padre somiglia Iddio
per la bontade, non pel rigor.

WURM:
Costarti, o vecchio debole,
caro il tuo cieco affetto dovrà,
ben caro!

MILLER:
Spiegati.

WURM:
Sotto mendace aspetto
il preferito giovine
si mostra a voi.

MILLER:
Fia vero! E tu conosci?

WURM:
Apprendilo: ei figlio è
dell'altero Walter!

MILLER:
O ciel! Dicesti figlio?

WURM:
Del tuo signor. Addio.

MILLER:
Pur . . .

WURM:
M'intendesti.
(parte)

MILLER:
Ei m'ha spezzato il cor!
(rimane silenzioso qualche momento, come oppresso dal dolore)
Ah! fu giusto il mio sospetto!
Ira e duol m'invade il petto!
D'ogni bene il ben più santo,
senza macchia io vo' l'onor.
D'una figlia il don solanto,
ciel mi festi, e pago io son,
ma la figlia, ma il tuo dono
serba intatto al genitor.

(Parte)




ATTO PRIMO
Scena V

Sala nel castello di Walter, con porta in fondo.

Walter e Wurm. Alcuni familiari, che rimangono al di là della soglia.

WALTER: (inoltrandosi seguito da Wurm).
Che mai narrasti!
Ei la ragione a dunque smarrì!

WURM:
Signor, quell'esaltato capo voi conoscete.

WALTER:
La Duchess intanto mi segue!
Digli ch'io lo bramo.
(Wurm si ritira co' servi)
Ah! tutto m'aride,
tu, mio figlio, tu soltanto osi!
La tua felicità non sai quanto mi costi!
Oh! mai nol sappia, mai.
Il mio sangue, la vita darei
per vederlo felice, possente!
E a' miei voti, agli ordini miei
si opporrebbe quel cor sconoscente?
Di dolcezze l'affetto paterno
a quest'alma sorgente non è . . .
Pena atroce, supplizio d'inferno
Dio sdegnato l'ha reso per me.

(Entra Rodolfo)



ATTO PRIMO
Scena VI

Rodolfo, e Detto

RODOLFO:
Padre . . .

WALTER:
M'abbraccia.
Portator son io di lieto annunzio.
Federica in breve sarà tua sposa.

RODOLFO:
(O cielo!)

WALTER:
Insiem cresciuti nel tetto istesso,
più di te quel core apprezzar chi potria?
Come l'offerta della tua man le feci,
ebbra di gioia mi rivelò
ch'ella per te nudria segreta fiamma,
pria che il paterno comando
al Duca la stringesse.

RODOLFO:
(O me perduto!)

WALTER:
Fra l'armi estinto quel guerrier canuto,
il nome ed il retaggio a lei ne resta,
a lei cui man d'amica
porge l'augusta donna
che preme il trono di Lamagna.
Il varco s'apre a te della corte!

RODOLFO:
Ambiziose voglie non alimento
in cor, t'è noto!

WALTER:
In questo debil core
trema che il guardo mio non scenda.

RODOLFO:
Io voglio a te scoprirlo . . .

WALTER:
Taci . . . È la Duchessa!

RODOLFO:
O padre!

WALTER:
Incontro ad essa moviam,
quindi le nozze chiederne a te spetta.

RODOLFO:
E credi? e speri?

WALTER:
Obbedisci . . . Son leggi i miei voleri.

(Traendolo per mano all'incontro della Duchessa)



ATTO PRIMO
Scena VII

La Duchessa con seguito di Damigelle: Paggi, Famigliari, Arcieri

I COMPAGNI DELLA DUCHESSA:
Quale un sorriso d'amica sorte,
gentil, venite, fra queste porte.
È senz'orgoglio in voi bellezza,
è senza fasto in voi grandezza.
La pudibonda romita stella
è destinata a sfolgorar.

FEDERICA:
Congiunti! amici miei!

WALTER:
Nobil signora!
Bella nepote, il mio Rodolfo implora
l'onor di favellarti.
Io la bandita caccia
intanto affretterò.
(piano a Rodolfo)
M'udisti?

(Tutti partono, meno Federica e Rodolfo)

RODOLFO:
(È d'uopo al suo cuor generoso fidarsi appien. )
Duchessa . . .

FEDERICA:
Duchessa tu m'appelli!
Federica son io;
non ho cessato per te d'esserla mai!
Se cangiò la fortuna, io non cangiai.
Dall'aule raggianti di vano splendor
al tetto natio volava il desir,
là dove sorgea dal vergin mio cor
la prima speranza, il primo sospir!

RODOLFO:
Degl'anni primieri le gioie innocenti
con me dividesti, divisi con te.

Le pene segrete degl'anni più ardenti
or deggio svelarti, prostrato al tuo piè.

FEDERICA:
Deh! sorge, Rodolfo,
tu sembri turbato!

RODOLFO:
Non giova negarlo, pur troppo lo sono.

FEDERICA:
Ah! parla!

RODOLFO:
M'astringe un padre spietato
di fallo non mio a chieder perdono . . .

FEDERICA:
Che intendo!

RODOLFO:
Sì vaga, sì eccesla consorte a me destinata
il cielo non ha . . .

FEDERICA:
Oh! spiegati.

RODOLFO:
Ad altra m'avvince la sorte . . .

FEDERICA:
Ad altra!

RODOLFO:
Pietà!
Deh! la parola amara
perdona al labbro mio!
Potea seguiriti all'ara,
mentir, dinanzi a Dio?
Pria d'offiriti un core
che avvampa d'altro amore,
la destra mia traffiggerlo
a' piedi tuoi saprà!

FEDERICA
Arma, se vuoi, la mano,
in sen mi scaglia il brando.
M'udrai, crudele, insano,
a te perdonar spirando;
ma da geloso core
non aspettar favore;
amor sprezzato è furia
che perdonar non sa.
(Partono)




ATTO PRIMO
Scena VIII

Interno della casa di Miller. Due porte laterali; una mette alla stanza di Miller, l'altra a quella di Luisa; accanto alla prima pende una spada ed una vecchia assisa da soldato: nel prospetto l'ingresso, ed una finestra, da cui scorgesi parte del trempio. Odonsi per le montagne e le vallate circostanti grida, e rimbombo di strumenti da caccia. Voci in lontananza.

CACCIATORI
Sciogliete i levrieri, spronate i destrieri,
allegra, gioconda la caccia sarà.
Si cingan le selve...- snidiamo le belve...-
La preda è sicura, guggir non potrà...



ATTO PRIMO
Scena IX

Luisa, quindi Miller

LUISA: (accostandosi alla finestra)
Nol veggo . . . allontanarsi dalla caccia
e qui venir promise.

CACCIATORI:
Si cingan le selve
snidiamo le belve,
la preda è sicura,
sfuggir non potrà.

(Entra Miller e si getta sopra una seggiola)

LUISA:
O padre mio! Che fu? Sembri agitato!

MILLER:
Il mio timore non era vano . . .
sei tradita!

LUISA:
Io? Come? Narra . . .

MILLER:
Sembianza e nome colui mentì!

LUISA:
Carlo? Fia ver?

CACCIATORI:
Sfuggir non potrà, ecc.

MILLER:
Del Conte di Walter figlio,
qual comanda il padre,
egli a stringer s'appresta splendide nozze.

LUISA:
Ria menzogna è questa. Esser non puote . . .

MILLER:
Dal castello io vengo,
giunta è la sposa.

LUISA:
Taci! Uccider vuoi tua figlia?

MILLER:
Un seduttore accolse dunque il tetto mio?
(aggirandosi per la stanza pieno d'ira, trovasi dinanzi alla sua vecchia divisa che pende dal muro)
Per questa d'onore assisa,
che il mio petto un giorno coprì,
vendetta io giuro!

LUISA: (spaventata)
Padre!




ATTO PRIMO
Scena X

Rodolfo, e Detti

RODOLFO: (ancor sulla soglia, donde ha udito l'ultima parte del colloquio)
Luisa, non temer.
Non furo bugiarde le promesse di questo labbro.
Il velo, ben veggo, è tolto;
ma cangiato il nome,
è sempre il cor lo stesso.

MILLER:
Che intendi?

LUISA:
Ahimè!

(Rodolfo pone Luisa in ginocchio a' piedi di Miller, e prostrandosi anch'esso stringe nella sua la destra di lei)

RODOLFO:
Son io tuo sposo!
Il padre testimone e Dio
chiamo del giuramento.

MILLER:
Ahi, sconsigliato!
E chi sottarci all'ira potrà del Conte?

LUISA:
Io gelo!

RODOLFO:
A me soltanto e al cielo
arcan tremendo è manifesto!
Arcano che da me rivelato
a piè cadermi farebbi il Conte!
Alcun s'avanza . . .
è desso! Mio padre!

(Entra Walter)

LUISA:
Ah! son perduta!

MILLER:
Egli? Egli stesso?



ATTO PRIMO
Scena XI

Walter e detti

RODOLFO:
Tu, signor, fra queste soglie!
A che vieni?

WALTER:
A che?
Nol rese lo spavento che vi coglie
assai chiaro, assai palese?
Del mio dritto vengo armato
a stornar colpevol tresca.

MILLER, LUISA
Che?!

RODOLFO:
L'accento scellerato
più dal labbro mai non t'esca,
puro amor ne infiamma il petto,
oltraggiarlo ad uom non lice.

WALTER:
Puro amor l'amore abbietto
di venduta seduttrice?

LUISA, RODOLFO, MILLER:
Ah!
(Rodolfo snuda la spada)

RODOLFO:
La vita mi donasti!
Lo rimembra . . . t'ho pagato ora il dono!

MILLER:
A me portasti grave insulto!
Io fui soldato!
Trema!

LUISA:
O Dio!

MILLER:
Mi ribollisce nelle vene il sangue ancor.

WALTER:
Ardiresti?

MILLER:
Tutto ardisce padre offeso nell'onor!

WALTER:
Folle, or or ti pentirai dell'audacia!
Olà!


ATTO PRIMO
Scena XII


Accorre un drappello d'arcieri, seguito da Laura e da molti Contadini

ARCIERI
Signore?

LUISA:
Giusto ciel!

LAURA, CONTADINI:
Che avvenne mai?

RODOLFO:
E potresti, o genitore?

LAURA, CONTADINI:
Ei suo figlio!

WALTER:
Arretra, insano!

RODOLFO:
Odi prima . . .

WALTER:
Udir non vo'. Ambo in ceppi.

LAURA, CONTADINI
Ah!

MILLER:
Disumano!

LUISA: (caldendo alle ginocchia di Walter)
Al tuo piè . . .

MILLER: (rialzandola)
Prostrata! . . . No!
Fra'mortali ancora oppressa
non è tanto l'innocenza,
che si vegga genuflessa
d'un superbo alla presenza.
A quel Dio ti protra innante
de' malvagi punitor,
non a tal che ha d'uom sembiante,
e di belva in petto il cor.

RODOLFO:
Foco d'ira è questo pianto . . .
cedi . . . cedi all'amor mio . . .

WALTER:
Tu piegarti, tu, non io,
devi o figlio, cieco, ingrato.

RODOLFO:
Non voler quel nodo infranto,
che tra noi formava Iddio.

WALTER:
Il mio cenno, il voler mio
è immutabil come il fato!

LUISA:
Ad immagin tua creata,
o Signore, anch'io non fui?
E perchè son calpestata
or qual fango da costui?
Perchè? perchè?
Deh, mi salva . . . deh, m'aita . . .
deh! non m'abbia l'oppressor!
Il tuo dono, la mia vita
pria riprenditi, Signor!

MILLER:
A quel Dio ti prostra innante, ecc.

RODOLFO:
Cedi all'amor mio,
ah padre, cedi!
Negro vel mi sta sul ciglio!
Ho l'inferno in mezzo al cor!
Un istante ancor son figlio!
Un instante ho padre ancor!

WALTER:
Piegarti devi, non io,
o figlio ingrato.
Fra il suo core e il cor paterno
frapponeste un turpe amor.
Non può il ciel, non può l'inferno
involarvi al mio furor!

LAURA, ALCUNI CONTADINI:
Il suo pianto al pianto sforza!
Il suo duolo spezza il cor!

ARCIERI
Obbedirlo a tutti è forza!
Egli è padre, egli è signor!

WALTER:
I cenni miei si compiano.

RODOLFO: (mettendosi avanti a Luisa col ferro sguainato)
Da questo acciar svenato
cadrà chi temerario s'avanza.

WALTER:
Forsennato!
(prende Luisa e la spinge fra gli arcieri)
In me lo scaglia.

RODOLFO:
O rabbia!
Se tratta è fra catene la sposa mia,
nel carcere giuro seguirla.

WALTER:
Ebbene, la segui.

RODOLFO:
Ah! pria che l'abbiano quei vili in preda,
il core io le trapasso.
(lanciandosi fra gli arcieri, e mettendo la punta della spada sul petto di Luisa)

WALTER:
Uccidila. Che tardi?

RODOLFO:
O mio furor!
Ah! tutto tentai, non restami
che un infernal consiglio
se crudo, inesorabile
tu rimarrai col figlio.
Trema! Svelato agl'uomini
sarà dal labbro mio
come giungesti ad essere
Conte di Walter!
(Esce rapidamente)

WALTER:
Dio! Rodolfo . . .
m'odi . . . arrestati . . .
costei lasciate, è libera!

LAURA, CONTADINI, ARCIERI:
Fia ver!

LUISA, MILLER:
Pietoso ciel!

(Gli Arcieri partono: Luisa cade in ginocchio mezzo svenuta: gli altri le accorrono d'intorno).

ATTO SECONDO
Scena I

Interno della casa di Miller.

Laura e Contadini, poi Luisa

LAURA, CONTADINI: (accorrendo agitati)
Ah! Luisa, Luisa, ove sei?

LUISA: (uscendo)
Chi m'appella?
Voi certo recate tristo annunzio!

LAURA:
Pur troppo!

CONTADINI:
E tu dei ascoltarlo.

LUISA:
Parlate, parlate.

LAURA, CONTADINI:
Al villaggio dai campi tornando
della roccia per ripido calle,
un fragor, che veniasi accostando,
a noi giunse dall'ima convalle;
eran passi e minaccie d'armati,
cui d'ambascia una voce frammista;
al ciglion della rupe affacciati
ne colpì deplorabile vista!
Crudi sgherri traenti un vegliardo fra catene!

LUISA:
Ah! mio padre!

LAURA, CONTADINI
Fa cor.
Havvi un Giusto, un Possente
che il guardo tien rivolto
sui miseri ognor!

LUISA:
O padre, o padre mio!
(s'incammina per uscire)

LAURA:
Dove?

LUISA:
Al castello.

(Entra Wurm)

LAURA, CONTADINI
Wurm!


ATTO SECONDO
Scena II

Wurm e Detti

WURM: (a Luisa)
Ascoltarmi è d'upo.
(ai contadini)
Uscite.

LUISA:
(Io gelo!)

LAURA, CONTADINI
Havvi un Giusto, un Possente, ecc.

WURM:
Il padre tuo . . .

LUISA:
Finisci.

WURM:
Langue in dura prigion.

LUISA:
Reo di che fallo?

WURM:
Ei, del Conte vassallo, farlo d'oltraggi
e di minacce segno ardì!
Grave il delitto,
grave la pen fia!

LUISA:
D'interrogarti io tremo!

WURM:
Che val tacerlo?
Sul canuto suo crin pende la scure.

LUISA:
Ah! Taci, taci!

WURM:
Eppure, tu puoi salvarlo.

LUISA:
Io? Come?

WURM:
A te m'invia l'offesa Conte:
un foglio vergar t'impone,
e prezzo ne fia lo scampo di tuo padre.

LUISA:
Un foglio?

WURM: (accennando a Luisa una tavola, su cui v'ha l'occorrente per scrivere)
Scrivi!
"Wurm, io giammai Rodolfo non amai . . ."
(Luisa scrive)
"Il suo lignaggio erami noto,
e volli stringerlo fra mie reti . . ."

LUISA:
E deggio?

WURM:
Dei salvar tuo padre.
(Luisa scrive)
"Ambizion mi vinse . . . tutto svanì . . . perdona.
Ritorno al primo affetto,
e di Rodolfo ad evitar gli sdegni,
come la notte regni,
vieni, ed insieme fuggirem."

LUISA:
Che!

WURM:
Srivi.

LUISA:
E segnar questa mano
potrebbe l'onta mia?
Lo speri invano.
Tu puniscimi, o Signore,
se t'offesi e paga io sono
ma de' barbari al furore
non lasciarmi in abbandono.
A scampar da fato estremo
innocente genitor
chieggon essi, a dirlo io fremo,
chieggon essi della figlia il disonor!

WURM:
Qui nulla s'attenta imporre al tuo core;
tu libera sei. Ti lascio.

LUISA:
Spietato! E il misero vecchio?

WURM:
L'udisti: egli muore.

LUISA:
E libera io sono!
(dando il foglio a Wurm)
Il foglio è vergato.

WURM:
Sul capo del padre, spontaneo lo scritto,
Luisa, mi giura che all'uopo dirai.

LUISA:
Lo giuro.

WURM:
Un sol cenno ancor t'è prescritto.

LUISA:
Io t'odo.

WURM:
Al castello venirne dovrai,
ed ivi al cospetto di nobil signora
accesa mostrati . . . di Wurm.

LUISA:
Di te?

WURM:
Acerba è la prova!

LUISA:
No.

WURM:
Duolmi!

LUISA:
Ed allora?

WURM:
Allora . . .

LUISA:
Mio padre?

WURM:
Fia salvo.

LUISA:
Mercè.
A brani, a brani, o perfido
il cor tu m'hai squarciato!
Almen t'affertta a rendermi
il padre, il padre sventurato.
Di morte il fero brivido
tutta m'invade omai.
Mi chiuda almeno i rai
la man del genitore!

WURM:
Coraggio: il tempo è farmaco
d'ogni cordoglio umano.
Di stringer la tua mano
speranza nutro ancor.


ATTO SECONDO
Scena III

Il castello: appartamento di Walter.

Walter, Wurm, Federica

WALTER:
Egli delira: sul mattin degli anni
vinta da cieco affetto spesso è ragion!
Del senno empia il difetto
pel figlio il padre!
L'opra mia si compia,
nulla cangiar mi debbe:
esser pietoso crudeltà sarebbe.



ATTO SECONDO
Scena IV

Wurm e detti

WALTER:
Ebben?

WURM:
Tutte apprestai della trama le fila.

WALTER:
Oh! di': Luisa?

WURM:
Come previdi già, vinta,
conquisa da credulo spavento,
alle minaccie s'arrendea;
per calle recondito qui tratta verrà.

WALTER:
Ma il foglio?

WURM:
Compra man recar lo deve a Rodolfo;
la vittoria è certa!
Eppur dal primo assalto
qual poter vi respinse io non intendo!

WALTER:
Inatteso periglio?
Del figlio una minaccia!
Ingrato figlio!
L'alto retaggio non ho bramato
di mio cugino, che sol per esso!
Ad ottenerlo, contaminato
mi son pur troppo di nero eccesso!

WURM:
In punto feci del mio signore
nel palesarvi la mente ascosa!
A me, cui sempre fidava il core,
scovrì la scelta ei d'una sposa.

WALTER:
Timori nacquero in me ben tristi!

WURM:
Aver quel nodo figli potea!

WALTER:
Ad acquetarmi tu suggeristi
orribil mezzo!

WURM:
Varcar dovea l'irta foresta notturno il Conte.
Noi l'appostammo, e . . .

WALTER:
Non seguir . . .
Sento dizzarsi le chiome in fronte!
Tutto il mio sangue rabbrividir!

WURM:
È ver, che giova parlar d'evento
cui notte eterna fra' suoi misteri,
ha già sepolto?

WALTER:
Sepolto?

WURM:
Spento il sire antico da' masnadieri,
qual noi spargemmo, tutti han creduto.

WALTER:
No, tutti! Al rombo mio figlio accorse
dell'armi nostre . . . non era muto
ancor quel labbro!

WURM:
Che intendo! Ah! forse? . . .

WALTER:
In quel supremo, terribil punto
Walter nomava . . .

WURM:
Chi?

WALTER:
Gli assassin!

WURM:
O me perduto!

WALTER:
Sol tu? Congiunto
non t'ha Satanno a' miei destini?
O meco incolume sarai, lo giuro,
o sul patibolo verrò con te.

WURM:
(Più questo capo non è sicuro!
Potria del ceppo cadere a piè!)

WALTER:
Vien la Duchessa!



ATTO SECONDO
Scena V

Federica, e Detto

FEDERICA:
Conte!

(Ad un segno di Walter, Wurm si ritira)

WALTER:
Il detto mio confermo:
di Rodolfo nel sen,
qual d'un infermo il delirio,
s'apprese amor che spento fia.

FEDERICA:
Spento?

WALTER:
Ed in breve.

FEDERICA:
Io temo!

WALTER:
Indarno; di Luisa il core
mai Rodolfo non ebbe;
d'altri è colei.

FEDERICA:
Fia vero? E chi potrebbe attestarlo?

WALTER:
Ella stessa.

FEDERICA:
Ella!

WALTER:
Qual tu chiedesti qui fu condotta.

FEDERICA:
Già:!

WALTER:
Non lo volesti?



ATTO SECONDO
Scena VI

La Duchessa siede, cercando ricomporsi dal suo turbamento. Walter apre una porta segreta, donde esce Luisa, accompagnata da Wurm.

WALTER:
Presentarti alla Duchessa
Puoi Luisa - Intendi?

DUCHESSA: (Con sussiego)
Appressa.

WURM: (Piano a Luisa)
Ti rammenta in qual periglio
È tuo padre!

LUISA:
(O mio terror!)

FEDERICA:
(Dolce aspetto! Il volto, il ciglio,
tutto spira in lei candore!)

LUISA:
(A costei sarà concesso,
quanto il ciel m'avea promesso!)

FEDERICA:
Mi par che manchi in te coraggio
d'erger gl'occhi al mio sembiante!

WALTER:
Ella nata in un villagio!

WURM:
D'alta dama or tratta innante!

LUISA:
(Rea fucina d'empie frodi son costor!)

FEDERICA:
Luisa, m'odi. Far mi puote un sol tuo detto
sventurata, o appien felice!
Non mentir! Ma no, l'aspetto
tu non hai di mentitrice!

LUISA:
(Chi soffrì maggior affanno!)

FEDERICA:
Ami tu?

LUISA:
(Destin tiranno!)

FEDERICA:
Ami tu?

LUISA:
Amo.

FEDERICA:
E chi? Chi?

LUISA:
Wurm!
(Indegno!)

FEDERICA:
Ma Rodolfo?

LUISA:
Fra noi venne sconosciuto.
A qual disegno io lo ignoro.

FEDERICA:
E non ottenne mai d'amor lusighe,
accenti da Luisa?

LUISA:
(Quai momenti!)

FEDERICA:
Di'.

LUISA:
No! Mai.

FEDERICA:
(La speme in cor mi si avviva!)

LUISA:
(Esulta!)

FEDERICA:
Parmi - sì -
cangiasti di colore!
Ah! che fia? Non ingannarmi!
Non tradir te stessa!

LUISA:
(O cielo!)

WALTER:
(Oserebbe?)

FEDERICA:
Parla.

WURM:
(Io gelo!)

FEDERICA:
Dell'arcano squarcia il manto
se un arcano in sen tu chiudi.

LUISA:
Io . . .

FEDERICA:
Favella.

WALTER:
Sì, per quanto ami il padre!

LUISA:
(Il padre! O crudi!)

WURM:
Via, che tardi?

FEDERICA:
Ebben?

LUISA: (accennando Wurm)
Lo stesso da Luisa udrete ognor,
che alimento sol per esso
fido, immenso, ardente amore!
(Come celar le smanie
del mio geloso amore?
Ahimé, l'infranto core
più reggere non può!
Se qui rimango, esanime
a' piedi suoi cadrò!)

FEDERICA:
(Un sogno di letizia
par quel ch'io veggo e sento! . . .
No, mai sì gran contento
quest'alma non provò!
Frena, mio core, i palpiti,
o di piacer morrò)

WALTER E WURM:
(Pinto ha di vivo giubilo
il sorridente viso!
Fortuna in quel sorriso
propizia balenò!
Ben io fermarla, e stringerne
l'infido crin saprò)

(La Duchessa si ritira, seguita da Walter; Wurm riconduce Luisa per l'uscio segreto).


ATTO SECONDO
Scena VII

Giardino pensile del castello. Rodolfo viene precipitoso da un appartamento. Ha il foglio di Luisa tra le mani; un contadino lo segue.

RODOLFO:
Il foglio dunque?

CONTADINO:
Io tutto già vi narrai!

RODOLFO:
Mi giova udirlo ancor.

CONTADINO:
Segreta e viva prece a man giunte mi fe' Luisa,
onde recarlo a Wurm . . .

RODOLFO:
E d'evitar la mia presenza . . .

CONTADINO
Mi repeté più volte.
Sospetto incerto di non so qual trama,
e speme di mercede a voi m'han tratto.

RODOLFO: (gettandogli una borsa)
Esci.
(Il contadino esce)
Olà?
(Comparisce un servo)
Wurm.
(Il servo parte)
Oh! fede negar potessi agl'occhi miei!
Se cielo e terra, se mortali ed angeli
attestarmi volesser ch'ella non è rea,
mentite! io risponder dovrei, tutti mentite.
(mostrando il foglio)
Son cifre sue! Tanta perfidia! Un'alma
sì nera! sì mendace!
Ben la conobbe il padre!
Ma dunque i giuri, le speranze, la gioia,
le lagrime, l'affanno?
Tutto è menzogna, tradimento, inganno!
Quando le sere al placido
chiator d'un ciel stellato
meco figgea nell'etere
lo sguardo innamorato,
e questa mano stringermi
dalla sua man senita . . .
ah! mi tradita!
Allor, ch'io muto, estatico
da' labbri suoi pendea,
ed ella in suon angelico,
"amo te sol" dicea,
tal che sembrò l'empiereo
apirisi all'alma mia!
Ah! mi tradia!



ATTO SECONDO
Scena VIII

Wurm e Detto

WURM:
Di me chiedeste?

RODOLFO:
Appressati.
(gli porge il foglio)
Leggi.
(Wurm lo legge)
Ad entrambi è questa ora di morte.

WURM:
Oh!

RODOLFO: (presentandogli due pistole)
Scegliere tu dèi.

WURM: (cercando di allontanarsi)
Signor . . .

RODOLFO:
T'arresta . . .
Meco ad un punto solo
spento cader al suolo t'è forza . . .

WURM:
(Inferno aiutami!)

(Scarica la pistola in aria).



ATTO SECONDO
Scena IX

Accorrono d'ogni parte armigeri e famigliari, seguiti da Walter. Wurm confondendosi tra i sopravvenuti, sparisce

SERVI
Che avvenne? O ciel!

RODOLFO:
Codardo! L'ali ha viltade!

SERVI
Orribile d'ira vi splende il guardo!

WALTER:
Rodolfo!

RODOLFO:
Padre!

WALTER:
O Dio! Calmati!

RODOLFO: (cadendo ai piedi del padre)
Ah! padre mio!

WALTER:
Deh! sorgi! M'odi.
Abbomino il mio rigor crudele.
Abbia virtude un premio.
Cedo; alla tua fedele porgi la man

RODOLFO:
Che ascolto! Tu vuoi . . . ?

WALTER:
Gioisci!

RODOLFO:
Ah! stolto diverrò!

WALTER:
Qual smanie!
Figlio! Né pago sei?

RODOLFO:
Pago?

WALTER:
Sperai . . .

RODOLFO:
Compiangimi!
Tradito m'ha colei!

WALTER:
Tradito!

RODOLFO:
A me t'affretta, o morte!

WALTER:
No . . . vendetta!

RODOLFO:
Come?

WALTER:
Altre nozze attestino
il tuo disprezzo ad essa!

RODOLFO:
Che intendi?

WALTER:
All'ara pronuba conduci la Duchessa.

RODOLFO:
Io? Sì, lo vo', lo deggio . . .
Che parlo? Ahimé, vaneggio!

WALTER:
Rodolfo, non pentirti.

RODOLFO:
Ove mi sia non so!

WALTER:
T'arrendi a me,
tradirti il padre tuo, no, non può.

RODOLFO:
L'ara, o l'avello apprestami.
Al fato io m'abbandono.
Non temo . . . Non desidero . . .
Un disperato io sono!
Or la mia brama volgere
nemmeno al ciel potrei,
ché inferno senza lei
sarebbe il ciel per me!

WALTER:
Quell'empio cor dimentica,
quell'alma ingannatrice.
Che un dì sarai felice
promette il padre a te.
T'arrendi a me, ecc.

SERVI
Del genitor propizio
al senno v'affidate.
Nell'avvenir sperate;
eterno il duol non è.

(Walter seco tragge Rodolfo: tutti li seguono).

ATTO TERZO
Scena I

Casa di Miller. La finestra è aperta, ed a traverso di essa vedesi il Tempietto internamente illuminato. Luisa scrive presso una tavola su cui arde una lampada: havvi sulla tavola medesima un cesto con frutta, ed una tazza colma di latte; in un canto della stanza Laura ed altre paaesane, che mestamente contemplano Luisa.

LAURA, CONTADINE:
Come in un giorno solo,
come ha potuto il duolo
stampar su quella fronte
così funeste impronte?
Sembra mietuto giglio
da vomere crudel . . .

CONTADINE:
Un angiol che in esilio
quaggiù mandava il ciel.

LAURA:
Ahimè!
O dolce amica, e ristorar non vuoi
di qualche cibo le affralite membra?

LUISA:
No.

CONTADINE:
Cedi; all'amistà cedi, Luisa.

LUISA:
La ripugnanza mia
rispettate . . . lo imploro.
(A questo labbro più non s'appresserà terreno cibo!
Già col pensier delibo le celesti dolcezze!)
Il tempio, amiche, perchè splende così?
Tacete?

CONTADINE:
Ignare siam.

LAURA:
La novella signoria con pompa sacra
inaugura il Conte.
(Luisa torna a scrivere)
Ah! l'infelice ignori
quale rito nuzial s'appresta,
e qual esser lo sposo debbe!
A sì crudele annunzio ella morrebbe!

LAURA, CONTADINI
Sembra mietuto giglio, ecc.
Sembra mietuto giglio
da vomere crudel . . .
Un angiol che in esilio
quaggiù mandava il ciel.


ATTO TERZO
Scena II

Miller e Detta

MILLER:
Luisa! figlia mia!

LAURA:
Qual casto amplesso
deh! non turbiam;
sia testimon soltanto
tra figlia e padre Iddio!

(Si ritira colle compagne)

MILLER:
Pallida, mesta sei!

LUISA:
No, padre mio, tranquilla io son.

MILLER:
Del genitore, oh quanto caro
Lo scampo a te costava!
Io tutto da Wurm appresi.

LUISA:
Tutto!?

MILLER:
All'amor tuo per me rinunziasti.

LUISA:
È ver.
(Ma in terra!)

MILLER:
(Quella calma è funesta!
Il cor mi serra non so qual rio presagio!)
(prende in mano il foglio)
Che foglio è questo?

LUISA:
Al suo destin prometti,
se m'ami, o padre, che recato ei fia.
(Miller apre il foglio e legge)

MILLER:
"Orribil tradimento ne disgiunse, o Rodolfo;
un giuramento più dir mi toglie;
havvi dimora, in cui né inganno può,
né giuro aver possanza alcuna;
ivi t'aspetto; come di mezzanotte
udrai la squilla, vieni . . ."
(Gli cade il foglio di mano)
Sotto al mio piè il suol vacilla!
(Resta un momento ambasciato e silenzioso, indi volgesi a Luisa con voce tremula)
Quella dimora . . .
Mancarmi sento!
Quella dimora saria? . . .

LUISA:
La tomba.
Perché t'invade sì gran spavento?

MILLER:
Ah! sul mio capo un fulmin piomba!

LUISA:
La tomba è un letto sparso di fiori,
in cui del giusto la spoglia dorme;
sol pei colpevoli, tremanti cori
veste la morte orride forme;
ma per due candide alme fedeli
la sua presenza non ha terror . . .
è dessa un angelo che schiude i cieli,
ove in eterno sorride amor.

MILLER:
Figlia? Compreso d'orror io sono!
Figlia . . . potresti contro te stessa? . . .
Pel suicida non v'ha perdono!

LUISA:
È colpa amore?

MILLER:
Cessa, deh! cessa!
Di rughe il volto, mira, ho solcato,
il crin m'imbianca l'età più greve.
L'amor che un padre ha seminato
ne' suoi tardi anni raccoglier deve.
Ed apprestarmi, crudel, tu puoi
messe di pianto e di dolor?
Ah! nella tomba che schiuder vuoi
fia primo a scendere il genitor!

LUISA:
Quanto colpevole, ahimè! son io.
Ah! no, ti calma, o padre mio.
Non pianger . . . m'odi!

MILLER:
Luisa . . .

LUISA: (facendo in pezzi il foglio)
Il foglio lacero, annullo.

MILLER:
Vuoi dunque? . . .

LUISA:
Io voglio per te, buon padre,
restare in vita.

MILLER:
Figlia?

LUISA:
La figlia, vedi, pentita
al piè ti cade.

MILLER:
No, figlia mia,
sorgi, qui sul mio cor.

LUISA:
Padre, ah, mio padre!

LUISA, MILLER:
Ah! in quest'amplesso l'anima oblia
Quanti martiri provò finor.

LUISA:
Però fuggiam,
qui rio periglio ne cingerebbe.

MILLER:
Sano consiglio!

LUISA:
I lumi al sonno chiudi brev'ora,
ancor lontano è troppo il dì.
Come s'appressi la nuova aurora
noi partiremo.

MILLER:
Sì, figlia, sì.

MILLER, LUISA:
Andrem, raminghi e poveri,
ove il destin ci porta.
Un pan chiedendo agli uomini
andrem di porta in porta.
Forse talor le ciglia
noi bagnerem di pianto,
ma sempre al padre accanto
la figlia sua starà.
Quel padre e quella figlia
Iddio benedirà!
Al nuovo albore noi partirem.
Come s'appressi la nuova aurora noi partirem.
(Miller si ritira)

(Si ode il suono d'organo dalla chiesa)

LUISA:
Ah! l'ultima preghiera
in questo caro suolo
dove felice trassi la vita!
E dove "T'amo" ei mi disse!

(Intanto ch'ella è tutta immersa in tacita preghiera, un uomo avvolto in lungo mantello si è fermato sulla porta, un famigliare lo segue)

Altrove domani pregherò!



ATTO TERZO
Scena III

Rodolfo e Detta

RODOLFO: (al servo)
Riedi al castello, e sappia il padre mio
che, presto il rito,
io qui l'attendo.
(Il servo parte)
Prega!
Ben di pregare è tempo!

(Si trae dal seno un'ampolla, e ne versa il liquore in una tazza. Luisa sorge, e vistosi Rodolfo dinanzi trusalisce. Rodolfo le spiega sott'occhio la lettera scritta a Wurm)

Hai tu vergato questo foglio?
Ebbene? L'hai tu vergato?

LUISA:
Sì.

RODOLFO:
M'ardon le vene, le fauci, orrido fuoco.
Una bevanda . . .
(Accenna verso la coppa; Luisa la porge ad esso. Rodolo beve)
Amaro è questo nappo.

LUISA:
Amaro?

RODOLFO:
Bevi.
(Luisa beve)
(Tutto è compiuto!)

LUISA:
No . . .

RODOLFO:
Fuggir tu devi.
Altr'uomo t'attende per seguirti;
attende per seguirmi agli altari altra donna.

LUISA:
Che parli? Ah dunque! . . .

RODOLFO:
Invano attendon essi!
(Si strappa la sciarpa e la spada, e le getta lungi da sé)
Addio spada su cui difender l'innocente
e l'oppresso giurai!

LUISA:
O giusto ciel! Che hai?

RODOLFO:
Mi si chiude il respir!

LUISA:
Deh! qualche stilla ne suggi ancor . . .
ti fia ristoro . . .
(volendo nuovamente offirigli la tazza)

RODOLFO:
Ah! quel che m'offre par che sappia l'infame!

LUISA:
Rodolfo, e puoi scagliar sì rea parola
contro la tua Luisa?

RODOLFO:
Ah! lungi, lungi quel volto lusinghier,
quel'occhi in cui splende
degli astri raggio più vivo e terso.
Fattor dell'universo,
perchè vestir d'angeliche sembianze
un'anima d'inferno?

LUISA:
E tacer deggio?

RODOLFO:
T'arretra . . .
In questi angosciosi momenti
pietade almen d'un infelice, ah! senti.

LUISA:
Piangi, piangi; il tuo dolore
più dell'ira è giusto, ahi quanto!
Piangi, piangi, o discenda
sul tuo core come balsamo quel pianto.
Ah! Se concesso al prego mio
è d'alzarsi fino a Dio,
otterrò che men funesto
de' tuoi mali sia l'orror.

RODOLFO:
Allo strazio ch'io sopporto
Dio mi lascia, in abbandono.
No, di calma, di conforto
queste lagrime non sono.
Son le stille, il gel che piomba
dalla volta d'una tomba!
Goccie son di vivo sangue
che morendo sparge il cor!
(L'oriuolo del castello batte le ore)
Donna, per noi terribile ora squillò suprema!

LUISA:
Rodolfo!

RODOLFO:
Nel mendacio che non ti colga,
oh, trema! Amasti Wurm?

LUISA:
Oh! calmati.

RODOLFO:
Guai, se mentisci! Guai!
Pria che questa lampada si spenga,
tu starai dinanzi a Dio!

LUISA:
Che! Spiegati . . . parla . . .

RODOLFO:
Con me bevesti la morte!
Al ciel rivolgiti, Luisa.

LUISA:
Tu dicesti la morte?
Ah! d'ogni vincolo sciolta per lei son io!
Il ver disvelo . . . apprendilo.
Moro innocente!

RODOLFO:
O Dio!

LUISA:
Avean mio padre i barbari
avvinto fra ritorte
ed io . . .

RODOLFO:
Finisci.

LUISA:
Ahi, misera . . .
onde sottrarlo a morte . . .
come quel mostro . . . intendimi . . .
Wurm imponeva a me,
il foglio scrissi.

RODOLFO:
O fulmine!
Ed io t'uccisi!

LUISA:
Ahimè!

RODOLFO
Ah! Maledetto, il dì che nacqui,
il mio sangue, il padre mio!
Fui creato, avverso Iddio,
nel tremendo tuo furor.

LUISA
Per l'istante in cui ti piacqui,
per la morte che s'appressa,
d'oltraggiar l'Eterno, ah! cessa . . .
mi risparmia un tanto orror . . .

ATTO TERZO
Scena IV

Miller e Detti

MILLER:
Quai grida intesi? Chi veggo? O cielo!

RODOLFO:
Chi? L'assassino, misero,
vedi del sangue tuo!

MILLER:
Che disse? Io gelo!

LUISA:
Padre!

MILLER:
Luisa!

RODOLFO:
Ma voglio a' piè colui svenarti . . .

LUISA:
Rodolfo . . . arresta . . .
già mi serpeggia la morte in sen . . .

MILLER:
La morte! Ah! dite!

RODOLFO:
Scampo non resta! Un velen bevve!

MILLER:
Figlia! Un velen!

LUISA:
Padre, ricevi l'estremo addio,
mi benedici, o padre mio.
La man, Rodolfo . . . sento mancarmi . . .
più non ti scerno . . . mi cinge un vel . . .
Ah! vieni meco, deh! non lasciarmi,
insieme accogliere ne deve il ciel.

MILLER:
O figlia, o vita del cor paterno!
Ci separiamo dunque in eterno?
Di mia vecchiezza promesso incanto,
sogno tu fosti, sogno crudel!
No, non è più mio quest'angel santo,
me lo rapisce invido il ciel!

RODOLFO:
Ah! tu perdona il fallo mio,
e perdonato sarà da Dio,
ambo congiunge un sol destino,
me pure investe di morte il gelo.
Sì vengo teco, spirito divino,
insieme accogliere ne deve il ciel.

(Luisa muore)



ATTO TERZO
Scena Ultima

Entrano i contadini con Walter e Wurm

CONTADINI:
Profondi gemiti fra queste porte!
Che avvenne?

WALTER:
Spenta!

CONTADINI:
Dio di pietà!

(Rodolfo scorge Wurm, ch'è rimasto sulla soglia, afferra velocemente la spada, e lo trafigge)

RODOLFO:
A te sia pena, empio, la morte.
(a Walter)
La pena tua mira!
(Cade morto accanto a Luisa)

WALTER:
Figlio!

TUTTI:
Ah!

FINE

 


Omaggio a Verdi nel 100° anniversario della scomparsa

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