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Videonews


30/04/2026 12:04
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.


Dentro un’aula di tribunale aveva chiesto aiuto. Oggi, dice la difesa, è tornato nello stesso carcere che aveva denunciato.
È il caso di un detenuto passato dalla casa circondariale di Opera a quella di Monza per motivi di sicurezza, dopo aver reso dichiarazioni spontanee su presunti abusi fisici e psicologici subiti da parte di agenti penitenziari.
A raccontarlo sono il suo avvocato e l’associazione Quei Bravi Ragazzi: il trasferimento a Monza sarebbe stato disposto proprio per tutelarne l’incolumità, dopo le denunce e le richieste di aiuto rivolte al magistrato.
Ma poi ad aprile il nuovo passaggio: il detenuto viene riportato a Opera. Una decisione contestata dalla difesa, che parla di forti timori per possibili ritorsioni. Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe inizialmente cercato di opporsi al trasferimento, salvo poi cedere di fronte alla prospettiva dell’isolamento.Da lì, una serie di esposti inviati alle autorità competenti: dal garante dei detenuti al magistrato di sorveglianza, fino al provveditorato.
Nel frattempo emergono nuovi racconti: presunte perquisizioni violente, minacce e il caso di un altro detenuto, portato via durante un controllo.
Una vicenda che riporta al centro il tema delle condizioni detentive e della protezione per chi denuncia. Ora la richiesta è una: accertare i fatti e chiarire eventuali responsabilità.