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04/03/2026 19:38
La nuova guerra nel Golfo Persico mette forte apprensione nel sistema produttivo lombardo. La prima preoccupazione riguarda il costo dell’energia: sono arrivati puntuali i rincari su petrolio e gas come conseguenza del coinvolgimento nel conflitto dei principali produttori del Golfo.
A lanciare l’allarme è il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, secondo cui questa nuova fase di volatilità rischia in breve tempo di mettere in crisi tutte quelle piccole, medie e grandi imprese già in difficoltà. “Gli aumenti dei costi energetici, oltretutto”, rileva Pasini, "non sembrano del tutto giustificati considerato che gli stock in Europa sono intorno al 40%, (mentre in Italia al 48%): il rischio è che, come avvenuto per il conflitto in Ucraina, dietro questa nuova crisi energetica ci siano fenomeni speculativi”.
L’auspicio del presidente è “di una risoluzione rapida del conflitto come avvenuto nel recente passato”, ma bisogna considerare che, a detta sua, “questa crisi sta dimostrando che dipendere per il nostro fabbisogno energetico da pochi fornitori aumenta il rischio di shock, sia in termini di approvvigionamento che di costi. Per questo motivo l'attuale crisi va affrontata come tema di sicurezza ed emergenza nazionale”.
“I rincari su greggio e gas, inoltre”, sottolinea Pasini, “rischiano di annullare i benefici del decreto energia approvato la settimana scorsa a favore delle famiglie e delle Piccole e medie imprese". Preoccupano però anche la tenuta delle supply chain e del commercio: verso i Paesi del Golfo Persico la regione, nel 2024, ha esportato prodotti manifatturieri per oltre 6 miliardi di euro, importando a sua volta un miliardo e 268 milioni di beni. Tra le filiere produttive più a rischio, i macchinari, i prodotti petroliferi raffinati, i prodotti chimici, i metalli di base e i prodotti in metallo.