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20/02/2026 17:23
“Che ruolo ha esattamente Regione Lombardia nella crisi della cantina sociale Terre d’Oltrepò, o meglio, nelle procedure di gestione di questa crisi? Esistono poteri di indirizzo e controllo sull’operato dei commissari?” Lo chiede in una interrogazione appena depositata il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Nicola Di Marco. Dopo le mozioni in Parlamento la vicenda della crisi della principale cantina della Lombardia, posta in liquidazione coatta amministrativa dallo Stato e per la quale, nei giorni scorsi, il commissario Luigi Zingone ha chiesto formalmente alla sezione fallimentare del tribunale lo stato di insolvenza a causa di una “crisi finanziaria irreversibile”.
Nell’interrogazione i 5 Stelle chiedono conto delle azioni intraprese da Regione per salvare “il comparto e la reputazione vitivinicola dell’Oltrepò Pavese”, ma anche del motivo per cui esponenti regionali si presentino pubblicamente - si legge - “come soggetto attivo nella definizione del futuro della cooperativa, anche tramite tavoli e annunci di tempistiche. Chiediamo inoltre se l’assessore (Alessandro Beduschi, ndr) abbia un titolo normativo o un mandato istituzionale per convocare e presiedere questi tavoli, su quale base giuridica e con quali obiettivi”.
In altre parole - questo i ragionamento - se i commissari sono stati nominati dallo Stato e solo ad esso sono tenuti a rispondere, perché la Regione si prende la briga di pubblicizzare l’intervento di salvataggio da parte di aziende esterne?
Del tema si discuterà in Consiglio, intanto cresce l’attesa per l’incontro con gli agricoltori soci di martedì prossimo a Broni, convocato dall’amministratore unico della società Terre d’Oltrepò Spa (a cui la cooperativa ha ceduto tutti i beni poco più di un anno fa) Giampaolo Cocconi (in pratica l’altro “commissario”).