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01/03/2024 13:08
Richiesta di proroga per il nuovo filone di indagini sul caso Alessia Pifferi, la 38enne a processo per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana.
Nuova tranche che vede accusate di favoreggiamento e falso le due psicologhe del carcere di San Vittore e l'avvocato Alessia Pontenani.
Nell'istanza di proroga, con cui chiede altri sei mesi per indagare, il pm di Milano Francesco De Tommasi segnala che “sono necessari ulteriori accertamenti finalizzati a ricostruire compiutamente la vicenda” e a raccogliere “ulteriori riscontri”. Il pm indica inoltre che la richiesta di proroga non deve essere notificata agli indagati.
Avvisi che poi sono stati fatti perché il giudice ha rilevato che “non sussistono ipotesi di reato” in questo caso che prevedono una deroga alle notifiche, come prevista dai procedimenti di criminalità organizzata.
La richiesta di proroga riguarda la sola imputazione di favoreggiamento personale, a cui si aggiungono ora due aggravanti: quella dell'aver voluto assicurare l'impunità e l'abuso di poteri.
Secondo l'accusa, le due psicologhe e l'avvocato di Pifferi, in accordo tra loro, avrebbero aiutato la donna ad ottenere la perizia psichiatrica nel processo sostenendo che avesse un grave deficit cognitivo. Perizia, depositata qualche giorno fa, che ha certificato invece che era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Dalla nuova tranche d'inchiesta sono nate diverse polemiche con gli avvocati della Camera Penale di Milano che per lunedì prossimo, quando riprenderà il processo per omicidio volontario aggravato, hanno indetto una giornata di sciopero e mobilitazione a Milano.