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23/02/2026 19:46
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Questa volta, nella Questura di Milano un posto d’onore è riservato all’amarezza. La si percepisce sui volti del padrone di casa Bruno Megale e del procuratore capo Marcello Viola, mentre annunciano il fermo di Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato di omicidio volontario ai danni del pusher 28enne Abderrahim Mansouri, nel corso di un controllo anti spaccio nel boschetto di Rogoredo lo scorso 26 gennaio.
L’agente si stava recando a lavoro nel commissariato di via Mecenate quando è stato raggiunto dalla Polizia, intorno alle 8 del mattino. Secondo il procuratore Viola, Cinturrino può colpire ancora e può fuggire, avendo a disposizione diversi alloggi.
Inizialmente sembrava una semplice legittima difesa. Cinturrino, assistente capo di Polizia 42enne, aveva dichiarato di aver sparato dopo che Mansouri lo aveva minacciato con una pistola. Dalle indagini, però, come spiegato dal pm di turno Giovanni Tarzia, è emerso che non ci fossero impronte del presunto pusher sull’arma. Bensì, quelle di Cinturrino.
Un agente presente sul luogo avrebbe poi raccontato che il poliziotto avrebbe chiesto a un collega di grado inferiore di andare nel suo ufficio e portargli una valigetta dalla sua scrivania. Il testimone avrebbe quindi aggiunto di aver visto Cinturrino estrarre un oggetto nero e correre incontro a Mansouri.
Con l’assistente capo, sono indagati altri quattro agenti per favoreggiamento. Due di questi avrebbero confermato che la pistola finta sarebbe stata messa accanto al presunto pusher dopo lo sparo. Sarebbe inoltre trapelato, sempre dai testimoni, che non ci sia stato nessun “alt, polizia”.
Oltre al fermo del poliziotto Cinturrino, la Mobile di Milano ha anche perquisito la casa della sua compagna, portinaia in un palazzo Aler di via Mompiani, al Corvetto, presunto centro dei suoi affari di droga. Pare infatti che lui e la vittima si conoscessero e che l’agente chiedesse a Mansouri ogni giorno 5 grammi di coca e 200 euro.
Cinturrino sarà sentito dal gip nella mattinata di martedì e, intanto, il consulente della difesa Dario Redaelli ha rimesso l’incarico.