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21/02/2026 19:06
Una notizia che ha tenuto sulle spine per giorni, creando fibrillazione in città. Eppure, tutto pare sfumato. La toccata e fuga del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Milano per assistere alla finale olimpica di hockey fra Usa e Canada all’Arena Santa Giulia è stata prima messa in serio dubbio da fonti interne al Consolato americano e poi dall’agenda dello stesso inquilino della Casa Bianca.
Due appuntamenti proprio nei suoi uffici, alle 8 e alle 12 di domenica, che rendono impossibile la sua presenza alle 14.10 per assistere alla gara. Complici, quasi senza dubbio, la stangata della Corte Suprema che ha bocciato i dazi imposti dal presidente e le polemiche sul Board of Peace per la ricostituzione di Gaza.
Il tanto temuto arrivo di Trump a Milano, dopo la presenza del suo vice JD Vance e del Segretario di Stato Marco Rubio per la cerimonia inaugurale, avevano messo in forte allerta il comparto della sicurezza meneghino. Il vertice in Questura aveva scelto Linate come aeroporto, perché più vicino all’Arena Santa Giulia anche per l’immediata ripartenza per Verona, dove si terrà la cerimonia di chiusura. E poi, i centri sociali, che avevano annunciato che sarebbero scesi in piazza Medaglie d’oro per le 14.30, esattamente nello stesso punto in cui, due settimane prima, partì il corteo nazionale al termine dei quali ci furono degli scontri.
È possibile che a far restare il presidente Trump in America sia stato pure il guasto all’Air Force One, il suo aereo personale, per cui ha dovuto temporaneamente dotarsi di quello del suo vice, altamente sicuro ma non ai livelli della flotta principale. La nazionale di hockey dovrà quindi cavarsela da sola, senza il suo primo tifoso presente a sostenerla, ma le chance di spuntarla sono elevate.