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04/03/2026 18:39
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Alessia Pifferi deve tornare davanti ai giudici d’appello. è questa la richiesta avanzata dalla Procura generale di Milano alla Corte di Cassazione sulla condanna per la morte della figlia Diana, la bambina di un anno e mezzo lasciata sola in casa per quasi sei giorni nell’estate del 2022.
Nel ricorso firmato dall’avvocato generale Lucilla Tontodonati si contesta la decisione della Corte d’Assise d’appello che il 5 novembre scorso aveva ridotto la pena dall’ergastolo a 24 anni, concedendo le attenuanti generiche e ritenendole equivalenti all’unica aggravante rimasta, quella del vincolo parentale. Una scelta che, secondo la pg, poggia su motivazioni «illogiche e contraddittorie» e non tiene conto della gravità eccezionale del fatto.
I magistrati parlano di una bambina abbandonata senza acqua né cibo sufficienti, in piena estate, in un lettino da cui non poteva uscire. Una morte per stenti che – secondo l’accusa – nasce da un movente definito puramente egoistico: la decisione della madre di allontanarsi per alcuni giorni insieme al cmpagno.
Nel ricorso si contesta anche uno dei passaggi della sentenza d’appello: il riferimento al forte clamore mediatico che ha accompagnato il processo. Per la Procura generale la pressione dell’opinione pubblica e la cosiddetta “gogna mediatica” non possono essere utilizzate per attenuare la responsabilità penale di un imputato. Si tratta, spiegano i magistrati, di fattori esterni al processo e privi di valore giuridico.
Nel documento si ricorda inoltre che due perizie, nei due gradi di giudizio, hanno stabilito la piena capacità di intendere e di volere della donna. E si sottolinea come l’imputata abbia continuato a fornire versioni non veritiere, senza mostrare segni di pentimento.
Ora la decisione passa alla Cassazione, che dovrà stabilire se confermare la pena a 24 anni o disporre un nuovo processo d’appello sulla condanna.