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26/02/2026 18:52
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Era il 7 gennaio, un pomeriggio gelido davanti alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano: una folla dentro e fuori. Il silenzio rotto solo da una voce: quella di una madre che cantava Perdutamente per salutare suo figlio, Achille Barosi, una delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana. Una scena rimasta impressa a molti, perché in quel momento quella canzone è diventata qualcosa di diverso: non più solo musica, ma un dolore condiviso.
Settimane dopo, quel ricordo è arrivato sul palco dell’Ariston. Durante la seconda serata del Festival di Sanremo, Achille Lauro l’ha trasformato in un omaggio dedicato ai ragazzi che in Svizzera, purtroppo, non ce l’hanno fatta e a chi, ancora oggi, continua a lottare. Un’esecuzione diversa dall’originale, più solenne, quasi lirica, accompagnata dal soprano Valentina Gargano e da un coro di venti elementi. Scenografia rarefatta, fumo sul fondo, pubblico in piedi in una standing ovation lunga e sincera.
Un momento che ha colpito anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana. Sui social ha parlato di uno spazio “sobrio e allo stesso tempo toccante ed emozionante”, ringraziando l’artista e il conduttore Carlo Conti. E ha aggiunto che, ascoltandola, sono tornate davanti ai suoi occhi le immagini di quella mamma che con dignità salutava il figlio “volato in cielo”.
Perdutamente, contenuta nell’album comuni mortali, nasce come brano su relazioni e fragilità personali, ma oggi ha assunto un significato diverso: è diventata memoria collettiva, simbolo di una tragedia che ha segnato tante famiglie. Lauro stesso, visibilmente commosso alla fine dell’esibizione, ha spiegato che la musica, in certe circostanze, può almeno accompagnare chi resta.