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06/03/2026 15:54
Nel cuore di Milano, sotto i lampadari dorati del Teatro alla Scala, la storia del giornalismo italiano va in scena come un’opera. Per i 150 anni del Corriere della Sera, la platea si riempie di istituzioni, imprenditori e protagonisti della vita pubblica. E quando entra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dalle autorità e dai vertici del giornale, la cerimonia prende ufficialmente il via.
In sala siedono il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, lasegretaria del Pd Elly Schlein, il senatore a vita Mario Monti e la senatrice Liliana Segre, che prima di prendere posto racconta il suo affetto per il quotidiano, letto fin da bambina. In platea anche imprenditori, accademici e rappresentanti delle istituzioni: un pezzo di Paese riunito alla Scala per celebrare i 150 anni del giornale.
Dopo l’Inno di Mameli, la cerimonia si apre con gli interventi del sindaco Giuseppe Sala, del sovrintendente della Scala Fortunato Ortombina, del direttore Luciano Fontana e dell’editore Urbano Cairo. L’orchestra del teatro, diretta da Alexander Soddy, accompagna la celebrazione con brani dalla Norma di Bellini e dal Crepuscolo degli dei di Wagner.
Sul palco le attrici Cristiana Capotondi e Serena Rossi ripercorrono la storia del quotidiano, dalla prima uscita del 5 marzo 1876 fino a oggi. Un racconto che passa per le firme di Pier Paolo Pasolini e Oriana Fallaci, ma anche per i momenti più drammatici del giornalismo italiano, ricordando il cronista Walter Tobagi, ucciso dal terrorismo, e l’inviata Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan. La sala risponde con un lungo applauso.
Nel suo intervento finale, il direttore Fontana ricorda il ruolo dell’informazione in un mondo segnato da nuove tensioni internazionali e lancia una promessa: scrivere insieme i prossimi 150 anni del giornale.
Quando il presidente Mattarella lascia la Scala, il pubblico si alza in piedi. Una standing ovation accompagna la fine della cerimonia, come a chiudere simbolicamente un secolo e mezzo di storia dell’informazione italiana e ad aprirne un altro.