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Videonews


25/02/2026 18:43
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Carmelo Cinturrino resta in carcere. Il gip di Milano Domenico Santoro non ha convalidato il fermo perché non ha ravvisato pericolo di fuga, ma ha comunque disposto la custodia cautelare nel carcere di San Vittore per l’accusa di omicidio volontario, accogliendo la richiesta della Procura. L’avvocato Piero Porciani ricorrerà al riesame, chiedendo al più presto i domiciliari.
Nelle sue motivazioni il giudice è netto: quando ha premuto il grilletto, l’assistente capo voleva uccidere Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo a Milano. A sostenerlo è una serie di elementi che, per il gip, non lasciano spazio a dubbi. L’arma utilizzata, la sua potenza, l’esperienza dell’agente nel maneggiarla, la distanza tra i due e soprattutto il punto colpito — la testa — mentre il ventottenne si trovava in posizione di fuga. Viene esclusa l’ipotesi di una reazione a una minaccia concreta: anche l’eventuale lancio di una pietra, da circa venticinque metri, non giustificherebbe uno sparo mirato al cranio.
Pesa poi il ritardo nei soccorsi. La chiamata al 118 è partita 22 minuti dopo il colpo, collocato alle 17.33. La richiesta d’aiuto risulta alle 17.55. Mansouri è morto alle 18.31 e, secondo testimoni e sanitari, non è deceduto sul colpo ma ha mostrato segni vitali. Per il giudice, quel lasso di tempo sarebbe compatibile con la volontà di lasciarlo morire.
Altro punto centrale: la pistola a salve trovata accanto al corpo. Secondo l’ordinanza sarebbe stata utilizzata per alterare la scena e sostenere la legittima difesa. Il collega mandato a recuperare lo zaino avrebbe temuto perfino di essere colpito alle spalle, segno — scrive il gip — di un atteggiamento violento e fuori dalle regole.
Santoro parla di fatti “assolutamente allarmanti”: susstiste., secondo lui, il rischio concreto di nuovi reati con uso di armi o violenza e anche possibili pressioni sui colleghi che hanno fornito dichiarazioni ritenute “infamanti” dall’indagato.
Intanto il capo della Polizia Vittorio Pisani ha avviato il procedimento disciplinare per la destituzione: per l’amministrazione, la divisa dovrà essere tolta.