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08/01/2026 17:46
Finirà anche in Parlamento il caso di Marin Jelenic, il 36enne di origine croata che avrebbe ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio alla stazione di Bologna. L’uomo, che era stato fermato e denunciato anche a Pavia, aveva ricevuto un ordine di allontanamento dall’Italia. A eseguirlo era stato il prefetto di Milano lo scorso 23 dicembre. Entro dieci giorni avrebbe dovuto lasciare l’Italia dopo che era stato trovato in possesso di un coltello da cucina. Lo stesso con cui il 5 gennaio ha poi accoltellato il giovane capotreno in un parcheggio vicino alla stazione di Bologna.
Jelenic è stato poi fermato martedì sera a Desenzano del Garda, dopo una fuga di oltre 24 ore. L’uomo, come detto, era stato fermato anche a Pavia, per un controllo di routine. Gli era stato sequestrato un coltello di 24 centimetri ed era stato denunciato a piede libero. Inoltre era stata segnalata la sua presenza sia in zona stazione sia in piazzale Crosione.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo viveva da sbandato, viaggiava spesso sui treni e dormiva nelle stazioni. Nell’ultimo anno era ricomparso in Italia dove era stato più volte segnalato e denunciato per ubriachezza molesta, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Mentre è attesa per domani la convalida del fermo di Jelenic davanti al Gip di Brescia, ci si interroga sui motivi per cui il decreto di espulsione dall’Italia non sia stato eseguito. Non risulta infatti che l’uomo avesse fatto ricorso nei tempi prescritti ed era quindi libero di muoversi nelle stazioni italiane. Per questo motivo, il deputato del Partito Democratico, Andrea De Maria, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sulle iniziative assunte per l’allontanamento di Jelenic dall’Italia. Inoltre si chiede cosa si può fare per garantire la puntuale esecuzione di questo tipo di provvedimenti. La Procura di Bologna contesta a Jelenic il reato di omicidio volontario aggravato sia dai motivi abbietti sia dal fatto che il delitto sia stato commesso vicino a una stazione.