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25/02/2026 16:34
La vicenda del centro sociale Leoncavallo sta entrando in una nuova fase, dopo mesi di tensioni che hanno segnato il dibattito pubblico milanese. Il centro, simbolo di una lunga stagione di cultura alternativa e di iniziative sociali, era stato sgomberato lo scorso agosto dopo oltre trent’anni di occupazione in via Watteau, un episodio che aveva già provocato cortei e proteste di piazza.
Ora, a distanza di sei mesi, i protagonisti di quella esperienza dicono di non voler mollare. Secondo le ultime informazioni, infatti, il gruppo che fa riferimento al Leoncavallo ha avviato trattative con la proprietà dell’ex fabbrica di via Watteau per tentare un rientro nello stesso spazio, ma con una formula diversa da quella dell’occupazione storica.
L’idea non è quindi riproporre semplicemente lo status precedente, ma provare a costruire un nuovo centro culturale e sociale con una gestione più stabile e formalizzata, all’interno dello stesso immobile. Una possibile “concessione d’uso” che permetterebbe di riattivare attività senza ricadere nelle modalità di occupazione di un tempo.
Questa trattativa, raccontano gli attivisti, non prevede movimenti di denaro tra le parti, ma piuttosto uno scambio di contenuti culturali e sociali in cambio delle chiavi dell’edificio. Non ci sono conferme ufficiali ma, se confermata, sarebbe una svolta nella storia di uno dei centri sociali più longevi d’Italia.
Nel frattempo, rimane aperta l’ipotesi di altri sviluppi, incluse proposte alternative di spazi o collaborazioni con realtà private. Quel che è certo è che la discussione su cosa succede al Leoncavallo non si limita più alla cronaca di uno sgombero: diventa una partita sul futuro dei luoghi di aggregazione e cultura nella città di Milano.