Fallimento Ast, raggiunto l’accordo con la Fondazione Roncalli: il processo torna in appello

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  • Pubblicato: Martedì, 29 Settembre 2026 12:16
  • 29 Set

Il processo sul fallimento del consorzio Ast torna davanti alla Corte d’appello di Milano con una novità sul fronte civile. La procedura fallimentare ha infatti raggiunto un accordo transattivo con la Fondazione Roncalli e ha rinunciato alla costituzione di parte civile. Di conseguenza, nel giudizio d’appello non sarà più presente la richiesta di risarcimento avanzata dal fallimento nei confronti degli imputati.

Il procedimento penale, tuttavia, prosegue. L’udienza è fissata per il 13 novembre, quando i giudici saranno chiamati a esaminare l’impugnazione presentata dalla Procura di Pavia contro le assoluzioni pronunciate dal tribunale nel gennaio 2025.

Sul banco degli imputati erano finiti Andrea Sala, Massimo Boccalari, Alessandro Mazzoli e Carlo Cavigliani. Sala, all’epoca dei fatti sindaco di Vigevano, è oggi consigliere regionale della Lega e consigliere comunale di minoranza. Boccalari aveva ricoperto la presidenza del consorzio Ast e successivamente era stato assessore per un breve periodo nella giunta Ceffa. Mazzoli era direttore di Ast e responsabile dell’area formazione della Fondazione Roncalli, mentre Cavigliani ne era il presidente.

Al centro dell’inchiesta c’è il trasferimento alla Fondazione Roncalli del ramo formazione di Ast, in particolare delle attività legate alla formazione calzaturiera. La vicenda si inserisce nella crisi del consorzio, avviata con la liquidazione nel 2016 e culminata nella dichiarazione di fallimento del marzo 2019.

L’operazione esaminata dagli inquirenti riguardava uno dei settori considerati più solidi di Ast, ancora in grado di generare ricavi, e aveva un valore di circa 300mila euro. Secondo la ricostruzione della Procura, il trasferimento sarebbe avvenuto quando il consorzio si trovava già in una situazione di difficoltà finanziaria, privandolo di un’attività economicamente rilevante e contribuendo al successivo dissesto.

Durante il processo di primo grado, il pubblico ministero Roberto Valli aveva sostenuto l’impianto accusatorio sulla base, tra gli altri elementi, di intercettazioni e testimonianze ritenute indicative della conoscenza, da parte degli imputati, della situazione finanziaria di Ast e delle conseguenze dell’operazione.

Il tribunale, però, non ha accolto questa ricostruzione e nel gennaio 2025 ha assolto i quattro imputati dalle principali contestazioni. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno ritenuto legittimo il trasferimento del ramo formazione, considerandolo necessario per assicurare la continuità dei corsi.

Un elemento centrale della decisione era rappresentato dal ruolo della Regione Lombardia, subentrata nella gestione delle attività formative e responsabile del relativo finanziamento. Secondo il tribunale, quindi, le somme trasferite alla Fondazione Roncalli erano destinate alla prosecuzione dei corsi e non costituivano risorse sottratte ad Ast a vantaggio degli imputati.

La sentenza di primo grado non ha inoltre individuato un intento fraudolento né un beneficio personale per gli imputati. Anche i circa 334mila euro sottoposti a sequestro nel corso delle indagini sono stati successivamente restituiti alla Fondazione Roncalli.

Ora il procedimento passa alla Corte d’appello di Milano. I giudici dovranno rivalutare le contestazioni della Procura alla luce delle conclusioni raggiunte dal tribunale di primo grado.

Rispetto al primo grado, però, il processo arriva in appello con un elemento nuovo: a seguito dell’accordo raggiunto con la Fondazione Roncalli, la procedura fallimentare di Ast non sarà più parte civile.