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31/01/2026 12:11
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Nelle indagini sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso durante un controllo antidroga a Rogoredo lunedì 26 gennaio, emerge ora un precedente che riguarda lo stesso poliziotto indagato per omicidio volontario.
Si tratta di un arresto effettuato dall’agente nel maggio del 2024, in zona Corvetto. In quel procedimento, l’uomo fermato — un cittadino tunisino — venne assolto perché le prove non erano sufficienti. Ma soprattutto, nelle motivazioni della sentenza, il giudice segnalò una serie di incongruenze nella ricostruzione messa agli atti.
Secondo il tribunale, alcune circostanze descritte nel verbale non coincidevano con quanto emergeva dalle immagini delle telecamere di sorveglianza. Un inseguimento che non risulta, una consegna di denaro che non sarebbe stata visibile dalla posizione indicata, e una banconota che — diversamente da quanto scritto — non si trovava nella tasca dell’arrestato ma in un altro oggetto personale.
Per questo, gli atti furono trasmessi alla Procura pèer valutare eventuali responsabilità. Oggi quel precedente torna d’attualità. Il procuratore capo Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia stanno valutando anche questo profilo all’interno dell’inchiesta più ampia sulla morte di Mansouri.
La difesa sottolinea che non risultano precedenti penali. Di segno opposto la posizione dei familiari della vittima, che collegano le incongruenze di allora ai dubbi sulla dinamica dell’ultimo intervento.
Ora spetta agli accertamenti tecnici e all’analisi completa degli atti stabilire se quel passato resti un episodio isolato o se possa incidere sulla lettura di quanto accaduto a Rogoredo.