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Videonews


17/07/2026 19:21
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Era capace di intendere e volere al momento dei fatti Daniele Rezza, il 21enne che l'11 ottobre 2024 a Rozzano, in provincia di Milano, ha accoltellato e ucciso Manuel Mastrapasqua, 31enne che stava tornando a casa dal lavoro, per portargli via un paio di auricolari wireless da 14 euro. Lo ha stabilito la perizia affidata alla psichiatra Mara Bertini e disposta nel processo d'appello, dopo che il giovane, in primo grado, era stato condannato a 27 anni di reclusione.
Nella relazione depositata alla Corte d’Assise d’appello di Milano, si legge che “l’indagine peritale ha evidenziato nell'imputato alterazioni della regolazione delle emozioni e un'aggressività reattiva, oltreché proattiva, che possono considerarsi clinicamente significative, ma che non si integrano nella nozione giuridica di infermità mentale perché non inscritte in una patologia mentale rilevante ai fini forensi”. In sintesi, il documento riconosce che Rezza è in preda a scatti d’ira esplosiva, ma non abbastanza da fargli perdere il senno e renderlo incapace.
La Corte d’appello aveva accolto l'istanza di perizia della difesa, la quale aveva sostenuto che il 21enne, allora 19enne, avrebbe una "disregolazione delle funzioni emotive che comporta reazioni sproporzionate e non riesce a controllare gli impulsi a causa di una patologia psichiatrica". La sostituta pg Olimpia Bossi, invece, voleva respingere la richiesta, perché, motivava, la “incapacità di gestire la rabbia è caratteristica di un carattere aggressivo e immaturo, ma da qui a dire che sia una patologia pare escluso”.
Per l'avvocata Roberta Minotti, legale di parte civile della famiglia Mastrapasqua, dalle carte risultava già che "il funzionamento cognitivo di Rezza” fosse “nella norma, tanto che lui aveva detto pure 'ho preso 27 anni per una coltellata'". Lunedì 20 luglio, in Tribunale a Milano, la discussione dell’esito della perizia.