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08/05/2026 15:01
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Il delitto di Garlasco, a distanza di ormai quasi 19 anni, oggi più che mai rimane ancora al centro del dibattito pubblico nel nostro Paese. L'inchiesta della Procura di Pavia, che ha chiuso le indagini su Andrea Sempio, accusato del delitto di Chiara Poggi, da mesi viene analizzata, dibattuta, discussa sui giornali come nelle trasmissioni tv, nei bar come sui luoghi di lavoro: e non sempre, va detto, con cognizione di causa. Sul caso, nelle scorse ore, è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Di certo è curioso che il vicepremier abbia usato un'espressione simile, come se siano effettivamente stati giornali e giornalisti a "raccontare" della colpevolezza di Alberto Stasi, l'allora fidanzato di Chiara, e non ci sia stato invece un percorso giudiziario lungo più di 8 anni, con due processi d'Appello e una condanna a 16 anni di carcere confermata dalla Cassazione nel 2015. Il caso Garlasco, però, è servito a Salvini per tornare a parlare anche del referendum della giustizia, una sconfitta - per il fronte del sì - che ha causato dimissioni a cascata nel governo.

E sull'idea che la giustizia vada riformata, i colleghi di centrodestra sono decisamente d'accordo. Per Forza Italia l'obiettivo è "andare avanti", come ha sottolineato recentemente il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, con la nuova legge sulle intercettazioni e con la riforma della prescrizione. Il caso Garlasco, insomma, continua a vivere su piani paralleli: quello giudiziario, oggi ri-aperto, e quello politico-mediatico, che da anni alimenta polemiche, interpretazioni e scontri che vanno ben oltre le aule di tribunale e che passano sopra al dolore, quello mai abbastanza ricordato e rispettato, di una famiglia che ha perso una ragazza di 26 anni.