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19/02/2026 19:06
C’è chi va all’Arco della Pace per correre, chi per l’aperitivo. E poi, in questi giorni, c’è chi ci va per aspettare cinque minuti. Cinque minuti di luci, musica e fiamma: il mini-show del braciere olimpico delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Ogni ora, dalle 18 alle 23, centinaia di persone si fermano con il naso all’insù. È gratuito, dura poco, ma è diventato uno dei riti collettivi di questi Giochi. Molto fotografato, molto condiviso, molto vissuto. E mentre la fiamma si apre e si richiude in una struttura che conta 244 snodi e oltre mille componenti, la domanda che inizia a circolare è una sola: che fine farà tutto questo quando le Olimpiadi saranno finite?
Il sindaco Beppe Sala ha risposto senza giri di parole: l’idea è che il braciere resti a Milano, magari in un museo. Un oggetto nato per essere temporaneo che potrebbe trasformarsi in pezzo permanente, in memoria fisica di queste settimane.
Il progetto porta la firma di Marco Balich, con un design che richiama i nodi di Leonardo e un’anima tecnologica in alluminio aeronautico. Non solo scenografia, ma un oggetto ingegneristico pensato per aprirsi e chiudersi come uno scrigno attorno alla fiamma.
Il punto, però, è un altro: il braciere oggi è esperienza, dopo sarà racconto. All’Arco della Pace è spettacolo condiviso; in un museo diventerebbe memoria, forse meno instagrammabile ma più duratura. È il destino di tutti i simboli olimpici: accendersi per poche settimane e poi trovare un posto nella storia della città.
E se davvero resterà a Milano, non sarà solo un oggetto da esporre ma la prova concreta che per qualche giorno il mondo si è fermato qui, sotto una fiamma che si apriva ogni ora, puntuale, davanti a una folla con lo sguardo acceso.