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16/02/2026 18:56
Consumi in caduta libera e sempre più attenzione alla qualità. Il consumo di vino sta attraversando una profonda trasformazione e così, cantine e associazioni provano a cambiare pelle, intercettando gusti e tendenze.E tra le varie proposte che stanno emergendo rispunta quella di una grande denominazione per gli spumanti lombardi, che includa la bresciana Franciacorta e l’Oltrepò. A rilanciarla il professor Michele Antonio Fino, dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, sulle pagine di Gambero Rosso.
L’unione delle due Dop - spiega - porterebbe vantaggi ad entrambe in un momento in cui solo le bollicine resistono alla flessione dei consumi: al metodo classico bresciano che non ha i volumi per aggredire i mercati internazionali ma per contro ha un’ottima reputazione, all’Oltrepò che, al contrario, ha un’immagine d’insieme un po’ offuscata, ma un potenziale produttivo enorme.
Per questo - spiega Fino - la nuova Doc dovrebbe chiamarsi Grande Franciacorta. Il modello, evidentemente, è quello del Prosecco, che ha saputo portare sotto la stessa bandiera territori distanti e differenti, da Vicenza a Trieste sfiorando Bolzano.
Secondo lo studio infatti la Franciacorta produce oltre 19 milioni di bottiglie l’anno, contro le 580 mila dell’Oltrepò Pavese Docg, nonostante il potenziale enorme di quest’ultimo.
Ma non è tutto, l’anno scorso circa un terzo della produzione di metodo classico dell’Oltrepò è stata declassata a vini spumanti senza indicazione geografica. “Un dato che interroga gli esperti - spiega Fino - vista l’indubbia attitudine del territorio a dare grandi spumanti.