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12/05/2026 16:26
Le immagini presenti in questo video hanno finalità esclusivamente giornalistiche, informative e di commento su un tema di interesse pubblico. Il contenuto non intende promuovere né incentivare il consumo di tabacco o prodotti correlati.

C’è qualcosa di curioso nel dibattito sul fumo a Milano. Tutti sanno che fumare fa male. Lo sanno i medici, lo sanno i fumatori e probabilmente lo sa anche chi accende una sigaretta dicendo: “questa è l’ultima”. Eppure il consiglio comunale si è spaccato sul tentativo di vietare del tutto il fumo all’aperto.
Per capire perché, bisogna andare oltre lo slogan facile. Da una parte c’è chi dice: la salute collettiva viene prima di tutto. E in effetti Milano negli ultimi anni ha già introdotto regole severe: niente sigarette alle fermate, nei parchi, vicino alle persone. L’idea del nuovo provvedimento era eliminare anche la distanza minima di dieci metri. In pratica: stop quasi totale al fumo all’aperto.
Dall’altra parte però c’è chi teme una città sempre più proibizionista. Alcuni consiglieri hanno parlato apertamente di “libertà individuale” e di norme impossibili da far rispettare. E i numeri alimentano il dubbio: in un mese e mezzo, solo 19 multe. Troppo poche per pensare a controlli davvero efficaci.
E allora la domanda vera forse non è “fumare sì o no”. È un’altra: fino a che punto una città può entrare nei comportamenti personali in nome della salute pubblica?
Perché Milano oggi sembra il laboratorio di un modello urbano nuovo: più attento all’ambiente e alla salute, ma anche sempre più regolato. E il rischio, per la politica, è semplice: quando una regola sembra irrealistica o eccessiva, anche chi sarebbe d’accordo nel principio finisce per respingerla.
Alla fine il voto è saltato. Ma il dibattito, quello vero, è appena cominciato.