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30/01/2026 14:18
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

La Lombardia fa i conti con una delle eredità più pesanti del suo passato industriale. L’amianto che continua ad essere una minaccia concreta per migliaia di lavoratori in una regione che è la più colpita d’Italia. Per questo il Consiglio regionale ha approvato una nuova legge che rafforza la protezione di chi ogni giorno opera a contatto con materiali pericolosi.
Il provvedimento introduce un riferimento normativo chiaro sui dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie, applicabile a tutte le attività a rischio: manutenzioni, bonifiche, rimozioni, smaltimento dei rifiuti e interventi su edifici datati.

I numeri spiegano l’urgenza. In Lombardia sono oltre 213 mila i siti con presenza di amianto segnalati alle ATS. La rimozione completa dovrà avvenire entro il 2032, ma restano ancora 520 mila metri cubi di materiali cancerogeni da smaltire. Nel frattempo le malattie professionali non diminuiscono: negli ultimi vent’anni sono stati segnalati oltre 12.500 casi sospetti, con un tasso di mortalità che supera il 40%. Ogni anno la regione registra più di 1.400 patologie accertate, il dato più alto a livello nazionale.

La nuova legge abbassa di dieci volte il limite di esposizione professionale, rafforza le misure preventive, introduce criteri più stringenti nella scelta dei DPI, formazione obbligatoria certificata e controlli più puntuali, soprattutto nei lavori su edifici più vecchi.
Un passo avanti importante sulla sicurezza, mentre in Lombardia la battaglia contro l’amianto resta ancora una sfida aperta.