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29/01/2026 19:19
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A Rogoredo gli episodi di spaccio rappresentano una realtà strutturata che resiste nel tempo. Dal 2019, dopo lo smantellamento del cosiddetto bosco della droga, l’attività si è frammentata ma non è mai scomparsa. Oggi si muove lungo percorsi nascosti, tra la ferrovia e la tangenziale, in un’area dove i passaggi sono continui: decine di presenze ogni giorno, spesso una ogni pochi minuti, soprattutto tra il pomeriggio e la sera.
Lo sa bene Paolo Talenti, volontario che da anni entra nel bosco una sera alla settimana. Racconta che all’inizio erano soprattutto ragazzi italiani, molto giovani. Oggi sempre più spesso incontra stranieri privi di permesso di soggiorno, arrivati in Italia da minorenni, passati dai centri di accoglienza e rimasti soli al compimento dei diciotto anni. Paolo, che ogni mercoledì sera organizza un banchetto: panini, acqua, vestiti. Ma soprattutto presenza costante. C’è chi si ferma solo per parlare, chi chiede un paio di scarpe asciutte, chi aspetta quella sera come l’unico punto fermo della settimana. Perché la dipendenza, qui, è anche isolamento.

E ogni tanto qualcuno chiede davvero aiuto. Parte un percorso in comunità, mesi di recupero. Alla fine, in alcuni casi, anche un impiego.