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12/06/2026 20:46
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

L’abuso edilizio non può essere sanato da un semplice abbattimento parziale o con un nuovo progetto, ma va raso al suolo da cima a fondo. Così il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso dei costruttori contro l’ordine di demolizione delle opere disposto dal Comune di Milano per il cantiere di Fauché 9. Il complesso è a processo per abusi edilizi, nell’ambito della maxinchiesta sull’urbanistica meneghina.
Sia il Tar che il Consiglio di Stato hanno dichiarato il cantiere illegittimo per l’utilizzo della Scia come ristrutturazione alternativa al permesso di costruire. La sentenza del secondo organo, che nel 2025 aveva accolto alcuni capisaldi dell’impianto accusatorio dei pm Petruzzella, Filppini e Clerici, secondo il primo "non ha rilevato esclusivamente la sussistenza di vizi di carattere procedurale rispetto al contestato intervento edilizio ma ha dato atto di un evidente contrasto del medesimo intervento con la normativa e ha rilevato consistenti violazioni di natura sostanziale".
Proprio per la "portata radicale" delle irregolarità rilevate "non è” quindi “possibile procedere a una sanatoria" nemmeno parziale. Perché, secondo la sentenza del Tar, si tratta di "vizi di natura sostanziale”, che perciò riguardano le caratteristiche strutturali e costitutive dell’intervento e non aspetti secondari o marginali. Anche diminuire l’altezza non è una soluzione percorribile, perché "una volta venuto meno il titolo di legittimazione che sorreggeva l’intervento, tale abusività non può che riferirsi allo stesso nella sua interezza". Resta da vedere se la società Fauché 9 impugnerà la sentenza. Intanto, il processo continua.